“Elena” – Ghiannis Ritsos

Un nome echeggia dal fondo dell’antichità, da un’epoca di sanguinosi duelli fra eroi: la bella e sensuale Elena si è lasciata sedurre dal giovane Paride e ha scatenato l’ira del re di Sparta Menelao, suo marito. Un popolo intero muove alla volta di Troia per riprendere la sposa adultera, causa dello scoppio della guerra. Chi di voi, cari lettori, non conosce la vicenda narrata nell’Iliade? Chi di voi non è rimasto, anche per pochi attimi, affascinato dalla descrizione di una delle donne più desiderate dell’antichità? Eppure, un’altra Elena si palesa ai nostri occhi nel ‘monologo lirico’ che il poeta e scrittore greco Ghiannis Ritsos compose nel 1970. Parte di una raccolta composta da diciassette poemetti dal titolo Quarta Dimensione, la versione del mito offertaci da Ritsos altro non è che un vero e proprio ribaltamento dell’immagine di Elena consolidatasi nella tradizione letteraria greca. Che ne è stato della bellezza di un tempo? «Grosse verruche mi sono spuntate sul viso. Grossi peli / intorno alla bocca – li tocco; non mi guardo allo specchio – / peli ispidi, lunghi, – come se qualcun altro si fosse installato / dentro di me, / un uomo sfrontato, malevolo, la cui barba / spunta dalla mia pelle»: questo il ritratto duro che la stessa Elena offre di sé al visitatore sconosciuto (chi sarà l’uomo che, lungi dal lasciarla abbandonata a se stessa, torna a farle visita, un’ultima volta?) in compagnia del quale rievoca tempi e uomini ormai lontani. «Non viene più nessuno a trovarmi. Hanno avuto tutti fretta d’andarsene», dice la donna, che ora vive in un’abitazione fatiscente, impregnata di polvere, frutta marcia, urina. Due giovani ancelle l’assistono, le fanno dispetti, le sottraggono i monili, indossano le sue vesti pregiate, leggono le lettere dei suoi ammiratori, con enfasi ridicola e sbagliandone la pronuncia.

Degrado, abbandono, senso di vuoto e caducità caratterizzano l’aspetto e l’animo della vecchia Elena, che vede scorrere lentamente davanti a sé il ricordo di ricchezze, glorie, invidie e bellezza. Bellezza, soprattutto. Com’è difficile andare incontro alla vecchiaia per colei che era «così bella, intatta, provata». Cosa resta a questa Elena? Quale gioia, quale amore, quale amante, quale libertà? «Nella sala / aleggia pesante il respiro del silenzio, e il ronzio del silenzio / sotto le sedie vuote, con le bucce dei semi di girasole e i biglietti sgualciti, / con qualche bottone, un fazzoletto con le trine, un pezzo di / spago rosso».  Lascio a voi, lettori e amici, la scoperta dell’esito di una vicenda che, pur consacrata all’eternità, condanna alla inevitabilità del destino mortale anche la donna dall’indole più sensuale e ingannatrice di tutti i tempi.

Alba Quarato

Francesco Donadi (a cura di), Elena. Variazioni sul mito: Euripide, Hoffmannsthal, Ritsos, Tascabili Marsilio 2005, € 7.50

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