Google, il Nobel e la letteratura che non c’è


Quanto contano le nuove prospettive della digitalizzazione nelle attuali statistiche sulla lettura? In questi giorni, sfogliando la sintesi dell’ultimo rapporto sull’editoria prodotto dall’Associazione Italiana Editori, mi sono stupita di non trovarvi un approfondimento su ciò che la digitalizzazione dei libri ha potuto produrre in termini di accessibilità e conservazione dei libri. Certo, quello che agli editori interessa è principalmente che i libri stampati, e oggi in parte gli ebook, si vendano. Ma leggendo le statistiche sulla lettura in Italia, non posso fare a meno di chiedermi se quel numero non è leggermente falsato dall’assenza di coloro che i libri li leggono e li scaricano attraverso canali non tradizionali. Si tratterebbe, per la prima volta, come è accaduto per la musica, di scoprire che esiste un mondo sommerso di lettori pirata che a questo punto bisognerebbe solo attirare in libreria.

I libri, in altre parole, oggi non si trovano più solo in libreria o in biblioteca, ma anche massicciamente nella rete, in maniera gratuita e senza neppure bisogno di un ebook reader. Ricordo ancora la faccia del professore quando prima ancora di cominciare le ricerche per la tesi di laurea mi sono presentata con la copia del manoscritto medievale che mi aveva proposto. Il tempo di inserire titolo e autore nel motore di ricerca e Lui me l’aveva trovato. E per Lui intendo Google Books. Come avrei scritto una tesi (anzi due) senza il suo formidabile aiuto? Non saprei dirlo. Avrei messo radici in biblioteca, patendo le lungaggini di infiniti prestiti interbibliotecari mai arrivati. E invece ho fatto tutto (diciamo almeno la metà del lavoro) comodamente seduta alla mia scrivania.

Quanto ha cambiato le vite dei lettori la digitalizzazione massiccia messa in atto da Google Books? Me lo chiedo io, ma se lo chiedono anche all’Accademia di Svezia. Pare infatti che quest’anno Google concorra nell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Avvallare l’ipotesi di un premio a Google significherebbe per molti prendere parte nella questione del diritto d’autore per la quale il colosso statunitense è già stato portato in tribunale. Ma c’è un’altra questione più pressante: Google non è un autore e il Nobel, dalla sua nascita, è sempre stato assegnato a scrittori in carne ed ossa. Per mancanza di alternative, certamente, ma è indubbio che Google non è un “produttore” di letteratura. La conserva, la rende disponibile, la diffonde. Un lavoro che senza dubbio ha cambiato le nostre vite e il nostro approccio alla lettura. Ma è sufficiente per meritare il Nobel?

«Premiare Google per premiare tutti gli scrittori» ho letto sul web, o ancora: «Google Books fornisce maggiore beneficio letterario a più persone di ogni singolo titolo o opera»  e infine: «Google è un testo onnicomprensivo che cambia al ritmo della società stessa e che come tale riflette la mutevolezza dei nostri tempi».

Sarà. Io non sono molto convinta. E voi che ne pensate? L’Accademia di Svezia farà questo grande passo? Io, per una volta, sto con i conservatori.

Giulia Lanzolla

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