#SalTo30: la fiera delle fiere

Al #SalTo30 c’è una fila di persone così lunga che attraversa per intero due padiglioni; c’è una donna in coda che legge seduta per terra; c’è un grande schermo su cui viene proiettata un’intervista; ci sono centinaia di persone accalcate davanti a una sala dove si discuterà dei personaggi femminili nelle opere di Tolkien; c’è il sorriso soddisfatto di Luis Sepúlveda. Ma se la gente e lo schermo e Sepúlveda non possono essere in cento posti diversi contemporaneamente, la stessa cosa non vale per i libri. Dai banchi colorati degli editori alle buste piene che ingombrano le mani di tutti i visitatori, dagli scaffali degli stand al mio zaino che ormai sta per esplodere, i libri sono ovunque. Io, Sepúlveda e gli editori siamo al Salone del Libro di Torino.

Il Salone è la fiera delle fiere: vi partecipano case editrici indipendenti e colossi dell’editoria, scrittori provenienti da tutto il mondo e chiunque sia dotato di biglietto. Aperto tanto agli addetti del settore quanto al grande pubblico, da trent’anni il Salone del Libro è un’istituzione per i bibliofili italiani (e non solo); quest’anno, poi, la fiera ha riscosso un successo clamoroso e in parte inaspettato.

#SalTo30 è figlio di un momento di scissione; com’è noto, i contrasti tra la Fondazione del Libro e l’AIE (Associazione Italiana Editori) hanno portato alla nascita di due fiere distinte e separate: Tempo di Libri, che si è svolta a Milano a fine aprile, e il Salone di Torino, dal 18 al 22 maggio. La stretta vicinanza temporale dei due eventi aveva suscitato non poche perplessità, soprattutto per la mancata adesione al Salone da parte dei grandi editori: sia il gruppone Mondadori-Rizzoli che GeMS (Salani, Longanesi, Garzanti eccetera) hanno infatti disertato Torino puntando tutto su Milano, una scelta che, alla luce del successo torinese, sembra essere stata poco azzeccata.

salTo30 altoGuidata dallo scrittore Nicola Lagioia, Premio Strega 2015, la squadra degli organizzatori del Salone ha messo in scena un grande spettacolo per tutti i gusti: si va dagli ospiti stranieri Daniel Pennac, Luis Sepúlveda, Annie Ernaux fino agli italiani Walter Siti, Roberto Saviano, Maurizio De Giovanni e tanti, tantissimi altri, dallo Spazio Rai occupato per l’appunto dalla rete nazionale fino a dibattiti letterari, sociologici, politici, di costume. Il filo conduttore è il più importante: libri e cultura; mentre il dono che si rimpiange di non possedere è quello dell’ubiquità.

Per quattro giorni, dalle dieci del mattino fino alle otto della sera, al Salone si alternano interventi, incontri, conferenze, seminari, laboratori per bambini, presentazioni, interviste; impossibile non trovare un evento che faccia al caso proprio. Sono centinaia gli ospiti che si muovono fra i padiglioni, migliaia le persone che si riversano da una sala all’altra di ora in ora; il proverbiale imbarazzo della scelta diventa dubbio amletico. La fiera è solo una, ma le anime che la popolano sono innumerevoli, da quelle destinate a un pubblico di nicchia fino alle più nazionalpopolari, con tutte le variazioni del caso comprese fra i due poli. Il Salone è come una ragnatela, in cui i visitatori rimangono felicemente impigliati; ciascuno quindi è libero di vivere la fiera che preferisce e districarsi come meglio può fra le sale sempre piene e gli eventi che si sviluppano parallelamente da un angolo all’altro dei padiglioni.

Se da un lato, con la mediazione del giornalista Franco Di Mare, l’attore Alessio Boni legge un estratto dell’ultima fatica letteraria di Maurizio De Giovanni, dall’altro, in una sala gremita di visitatori di tutte le età, lo scrittore Wu Ming 4 (pseudonimo di Federico Guglielmi) racconta le donne tolkeniane in occasione dell’uscita di Beren e Lúthien, romanzo postumo che sarà pubblicato a giugno in tutto il mondo grazie a Christopher Tolkien, figlio del grande autore e da sempre dedito a riscoprire e curare le opere del padre. Dalla regina elfica Galadriel, “bella e pericolosa”, passando per Éowyn e Arwen per giungere alla nuova protagonista Lúthien, scopriamo insieme figure femminili forti e indipendenti, artefici del proprio destino e delle proprie scelte, personaggi straordinari che molti hanno giudicato a torto privi di spessore.

Wu Ming 4 incanta la platea rievocando i poemi cavallereschi che hanno ispirato Tolkien e ci mostra come lo scrittore inglese abbia ribaltato leitmotiv e stereotipi, consegnando alle sue eroine (“poche ma buone”) prerogative fino a quel momento tutte maschili. D’altronde, ci spiega, per risultare vincenti i personaggi tolkeniani, siano essi uomini o donne, devono costruire il giusto equilibrio fra caratteristiche ritenute prettamente femminili, come saggezza e riflessione, e virtù considerate maschili, come spirito d’avventura e temerarietà. La chiave per il successo nella Terra di Mezzo, allora, si rivela l’armonia fra principi opposti solo in apparenza.Sala professionali SalTo30

Spostandoci in Sala professionali, gli opposti diventano una coppia, anzi, un doppio: scrittore e traduttore si confrontano nel ciclo di seminari l’AutoreInvisibile, l’appuntamento ormai fisso al Salone e coordinato da Ilide Carmignani, “doppio” di Luis Sepúlveda e di molti altri scrittori di lingua spagnola (Roberto Bolaño, tanto per citarne uno). Il pomeriggio del sabato è proprio Sepúlveda a sdoppiarsi; la gente accalcata fin fuori dalla sala è oceanica, ma quelli torinesi sono signori microfoni e tutti possiamo ascoltare deliziati gli aneddoti dello scrittore cileno e immergerci nelle sue narrazioni “cinematografiche”, come le definisce Ilide Carmignani. «Non so scrivere i miei personaggi senza prima vederli» spiega Sepúlveda, che parla un ottimo italiano e non necessita di un “doppio” istantaneo; «ho bisogno di vedere il colore del cielo, le facce dei personaggi, i fiori, anche se non sono presenti nella narrazione; solo allora posso arrivare alla scrittura». Quella che definisce “immaginazione visuale” è frutto del suo grande amore per il cinema, coltivato fin da bambino nel quartiere di Santiago del Cile in cui è cresciuto. Ma lo scrittore confessa di nutrire una profonda riconoscenza anche verso i “finissimi artigiani” della lingua: i traduttori.

Sepulveda«Sono profondamente grato a chi ha tradotto in spagnolo i romanzi di Salgari, Verne, Melville, London. Il mondo senza i traduttori sarebbe poverissimo, tristissimo, piccolo, chiuso». Una dichiarazione d’amore che non lascia indifferenti i traduttori in sala; dai professionisti ormai affermati agli aspiranti alle prime armi, tutti ci emozioniamo davanti alle parole di Sepúlveda, che definisce il doppio Carmignani un’imprescindibile “compagna di cammino”.

Tra un seminario e una presentazione non manca il tempo di girare tra i padiglioni della fiera per fare incetta di libri e notare che tanti dei volti che animano la fiera sono giovani, a volte giovanissimi: ragazzi e bambini affollano gli enormi stand di Bompiani-Giunti, Feltrinelli, Newton Compton, raccolgono i consigli degli editori medi e piccoli, sfoggiano buste di tutti i colori, si assiepano attorno agli scrittori che firmano copie, si imbambolano all’ingresso di una sala aperta in cui è in corso un dibattito, si perdono fra montagne di libri con la dolorosa consapevolezza che non basterebbero venti vite per leggerli tutti. In realtà è difficile cogliere la differenza tra giovani e meno giovani, perché in una simile concentrazione di stimoli di tutti i tipi, tornare bambini è uno dei maggiori effetti collaterali del Salone.

#SalTo30 è una vera e propria festa di sogni, di idee, di famiglie, di luci. A mano a mano che passano le ore, consultare la mappa per orientarsi fra gli stand non serve più e ci si sente così esperti da fornire indicazioni (giuste o sbagliate, non importa) a chi è arrivato dopo di noi. In mezzo alla folla sfilano dei cosplay vestiti in maniera stramba, pochi passi più in là i “permesso” concitati della scorta di Saviano si fanno largo tra la gente; questo Salone è proprio una terra bizzarra.

Il sole di Torino è cocente e alza la temperatura nei padiglioni, la stanchezza inizia a farsi sentire, l’aria condizionata del treno di ritorno mi aspetta a braccia aperte. Un ultimo sguardo ai libri che traboccano da ogni parte e la convinzione che senza di loro il mondo sarebbe un posto molto diverso. Un mondo poverissimo, tristissimo, chiuso, come direbbe Sepúlveda. Piccolo come una nocciolina.

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