Sanremo: fenomeno social(e)

Sanremo è cominciato oggi. Lo sanno gli addetti ai lavori, ne sono consapevoli i cantanti, lo ha appreso la gente comune nel corso del tempo, quando molte delle canzoni scartate al Festival per eccellenza hanno avuto il successo negato in quei giorni sul palco dell’Ariston.

Che si sia d’accordo o no, Sanremo è un evento che fa audience nel quotidiano, mentre si fa la spesa, mentre si guida in macchina con amici, mentre si va a far la pizza il sabato sera. Insomma, un po’ come il teatro per i greci e romani: catalizza l’attenzione e offre quell’effetto catartico che oggi solo i mondiali e le emergenze sanno dare, come se per qualche giorno si sapesse a chi e cosa dare la priorità. Che poi, si sa, Sanremo è anche contenitore plurimo di argomenti e messaggi, così come vetrina di personalità e atteggiamenti che hanno inevitabili conseguenze social(i).

Premiate o no, le canzoni di Sanremo, più di altre, sono sottoposte all’attenzione di chiunque, critici e popolo. Ci si augura che siano calibrate per un evento tanto seguito, che abbiano da comunicare, che presentino testi di un certo spessore.

Perché, allora, insistentemente sul palco più importante d’Italia vengono portati sulla scena gli amori finiti, spezzati, consunti? Sarebbe bello se soprattutto i “big” portassero contenuti, prospettive, stili alternativi, messaggi alti, che avessero a mente tanti adolescenti che, attratti dai cantanti dei Talent, negli ultimi anni con particolare interesse (e influenza nel televoto) seguono il Festival.

C’è chi se ne assume la colpa come Elodie con Tutta colpa mia: l’avremo detto tutti, almeno una volta nella vita tra amici, dopo l’interruzione di qualche relazione, ma avrei lasciato da parte per l’evento sanremese un’affermazione del genere, a maggior ragione se negli ultimi anni lo seguono anche i più giovani, che assimilano continui comportamenti errati. A fare da eco, con gli stessi dubbi (figli forse dello stesso ambiente di formazione), Sergio Sylvestre che tra l’altro porta un testo intitolato “Con te” e parla di chi invece è andato via.

Mi lascia perplessa poi il motivo che ha spinto Giulia Luzi a dichiarare all’Italia, proprio sul palco sanremese, l’intenzione di “togliersi la voglia”… in fondo il pudore è di altri tempi.

Le nuvole che sgomberano il cielo quando due anime s’incontrano e scelgono di stare insieme, non è forse troppo comune? Insomma, Bianca Atzei, un po’ di creatività in più non avrebbe guastato! Anche Italo Calvino scrive ne Gli amori difficili così: e poi non sapevo più cosa guardare e guardai il cielo. Ma c’è più pathos e carica poetica.

Al di là della vetrina che Sanremo rappresenta, per lanciarsi o rilanciarsi, per sperimentarsi o per esserci ancora, si dimenticano a volte le conseguenze social(i) di un evento nazionale come il Festival. Qualcuno l’ha presa con gusto e goliardia, come gli autori de “Le Olimpiadi di Toritto” che hanno dato vita al Festival di Santeramo (tutto rigorosamente sui social). Qualche altro con quella leggerezza piuttosto superficiale e poco elegante: che valore educativo ha la reazione di Gigi D’Alessio? Almeno Rovazzi con certi modi di dire ne ha fatto una canzone!

Ha proprio ragione Gabbani, ogni tanto l’evoluzione inciampa!

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