Siamo con voi, bambini!

I bambini non si toccano, lo possiamo dire in molti ma non tutti lo fanno. Ce ne sono diversi, ultimamente, di episodi che vedono i minori maltrattati, sfruttati o devastati. Questo termine è – purtroppo – il più calzante, soprattutto in relazione ai recentissimi eventi in Siria.

Non (s)cadremo nella retorica della denuncia dell’atrocità di un bombardamento a gas, perché sarebbero parole al vento che ruotano a vuoto, un po’ come le girandole che danno colore  ma non conoscono l’ebbrezza del volo.

Vengono in mente le parole di Gianni Rodari, in Promemoria:

Ci sono cose da non fare mai, 
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Figuriamoci se si può restare indifferenti a un attacco chimico a base (si dice) di gas nervino. Eppure, vogliamo credere che quei bambini colpiti (quelli che, speriamo, si sono salvati, ma di questi non si fa menzione perché fa più notizia la morte della vita che resiste) saranno le donne e gli uomini di domani e racconteranno ai loro figli che in un clima di guerra e devastazione, qualcuno si è preso cura di loro, qualcuno li ha aiutati a credere che era ancora possibile sognare un mondo meno violento, più collaborativo e sereno, che aveva senso credere che tutto quel dolore avrebbe avuto una fine.

Questa breve fiaba è scritta di getto apposta per loro, ma anche per noi che, invece, siamo bombardati dalle immagini e dalle notizie al tg, su internet, sui social.

C’era ieri

un mondo cattivo, brutale, che non sapeva dialogare, che preferiva litigare e fare guerre, che non lasciava troppo spazio ai sogni dei bambini. Godeva delle città che abbatteva, della gente che spegneva, delle scuole che distruggeva, delle speranze che toglieva. Però in questo mondo tanto imperfetto, c’erano i Tenaci: creature belle, pulite, piccole e resistenti. Erano i bambini che continuavano a stringere un peluche anziché impugnare un fucile, che chiedevano alla mamma di raccontare una storia per coprire il rombo degli aerei, che abbracciavano il fratellino più piccolo per far scappare la paura.

I Tenaci furono colpiti, così, senza un perché e non si seppe subito da chi. Quante lacrime, quanta incoscienza, quanta disperazione, quanta sofferenza. «Perché… perché?» continuavano a chiedersi. Anche gli adulti furono travolti come loro da un gas brutto, immediato, lacerante e non avevano parole.

Qualcuno fra i Tenaci, spoglio, stanco, con la mascherina per respirare, gli occhi socchiusi, ebbe la forza di proferire: «ma io non morirò, io ce la farò. E poi devo dire ad Aisha che le voglio bene e la sposerò.»

L’amore, frantumato e mischiato alle macerie, vi salverà, bambini!

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.