Siate voi possibilità: Michele, uno di noi

Sono due giorni che la notizia di Michele, il trentenne udinese che si è tolto la vita mi rimbalza nella home di facebook, già da ieri sera in tantissimi hanno postato pezzi del brano della Mannoia a Sanremo. Allora ho pensato che un collegamento dev’esserci per forza.

Michele, grafico di 30 anni senza lavoro (tanti colloqui, tanti rifiuti, tanti corsi di formazione, tante porte lavorative non aperte), non ce l’ha fatta più a sopportare il “furto di felicità” – come lui stesso l’ha definito nella lettera che ha scritto prima di compiere quel gesto estremo – che avviene all’ordine del giorno nel nostro Paese.

Ieri sera sul palco dell’Ariston, Raul Bova ha dichiarato di sentirsi orgoglioso di essere italiano, perché questo popolo sa mobilitarsi nelle situazioni di emergenza, ma io trovo vergognoso che ci si animi solo per le situazioni non ordinarie.

Questa piaga della disoccupazione giovanile ci sta fottendo e tarlando tutti. Ovunque si vada lo stato d’animo è lo stesso. Michele si è tolto la vita nel Nord Est dell’Italia, laddove certamente le condizioni sociali sono almeno in parte migliori di quelle del Sud, eppure al di là dei punti cardinali con cui si vuole raccontare la disperazione dei giovani, il problema persiste senza spiragli.

Michele era deluso, i genitori stessi hanno affermato di non aver compreso il disagio del figlio. Michele non avrebbe voluto dare questo inumano dispiacere a chi l’ha messo al mondo, è per questo che ha chiesto di essere perdonato.

Perché ne sto parlando qui, su un sito letterario? E perché ancora non vi ho spiegato cosa c’entri la Mannoia? Le risposte vanno ad intrecciarsi, ecco perché.

Michele ha voluto scrivere una lettera prima di dire addio per sempre alla vita che aveva, a quei desideri tanto professionali quanto esistenziali impastati alle difficoltà quotidiane e alle delusioni di una società incapace di andare incontro alle esigenze più necessarie. Ebbene, la lettera è la forma di scrittura più intima che possa esserci. Scriviamo una lettera a chi amiamo, a chi ci ha procurato rabbia, a chi ci ha deluso. Scriviamo per sfogarci, per far conoscere, forse anche, come nel caso di Michele, per provocare. C’è anche chi ha scritto per sopravvivere, come tanti deportati nei campi di sterminio o tanti detenuti in carcere (penso a Gramsci ma non solo).

Ma Michele, forse, ha scritto per provocarci. Nessuno ha potuto impedire che quel che aveva pensato si tramutasse in azione. Però, adesso, nessuno è meno responsabile di quanto accaduto. Adesso tutti sappiamo che al posto di Michele poteva esserci qualcuno dei nostri familiari, qualcuno dei nostri amici, qualcuno di noi. Quando un giovane si toglie la vita per disperazione e delusione, siamo tutti colpevoli.

Un giovane, oggi più che mai, ha bisogno di accompagnamento, di credere che ci sarà un “meglio”, che può vederlo e montarselo un futuro, che in mezzo a tante negatività qualcosa di buono esiste, che non è un’etichetta (Neet, stupida definizione che raccoglie tutti i giovani che non lavorano e non studiano), che ha il diritto di sbagliare e di farlo fino a trovare la propria stabilità, che i fallimenti sono obiettivi non centrati, che se oggi mi è andato male, domani posso impegnarmi di più, che oggi più di sempre bisogna aggrapparsi alla speranza, alla creatività, alle proprie ostinazioni.

La riporto interamente la canzone della Mannoia, così che prendiamo confidenza con queste parole e le ripetiamo a noi stessi e a chi ne ha bisogno:

Ho sbagliato tante volte nella vita
chissà quante volte ancora sbaglierò
in questa piccola parentesi infinita
quante volte ho chiesto scusa e quante no
è una corsa che decide la sua meta
quanti ricordi che si lasciano per strada
quante volte ho rovesciato la clessidra
questo tempo non è sabbia
ma è la vita che passa, che passa

 Che sia benedetta
per quanto assurda
e complessa ci sembri
la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente
e testarda, se cadi ti aspetta
siamo noi che dovremmo
imparare a tenercela stretta
tenersela stretta

Siamo eterno
siamo passi
siamo storie
siamo figli
della nostra verità
e se è vero che c’è un Dio
e non ci abbandona
che sia fatta adesso
la sua volontà

 In questo traffico di sguardi senza meta
in questi sorrisi spenti per la strada
quante volte condanniamo questa vita
illudendoci di averla già capita
non basta, non basta

 Che sia benedetta
per quanto assurda
e complessa ci sembri
la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente
e testarda, se cadi ti aspetta
siamo noi che dovremmo
imparare a tenercela stretta
a tenersela stretta

 A chi trova se stesso nel proprio coraggio
a chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
a chi lotta da sempre e sopporta il dolore
qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
a chi ha perso tutto e riparte da zero
perché niente finisce quando vivi davvero
a chi resta da solo abbracciato al silenzio
a chi dona l’amore che ha dentro

 Che sia benedetta
per quanto assurda
e complessa ci sembri
la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente
e testarda, se cadi ti aspetta
siamo noi che dovremmo
imparare a tenercela stretta
a tenersela stretta
che sia benedetta

 

E allora, giovani, drogatevi di canzoni, ubriacatevi di poesie, ingozzatevi di romanzi, storditevi davanti alle opere d’arte. Cercate fuori gli stimoli che sembrano morirvi dentro. I poeti, i cantanti, gli artisti esistono per ricordare a tutti che la vita è troppo preziosa per sprecarla e che mai e poi mai bisogna interromperla. La possibilità che la società non ci dà siamo noi stessi.

Insistere, persistere, vincere.

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