Tribook, la riserva/startup che vuole preservare i librai

Oltre la metà di novembre partirà la fase beta della startup italiana Tribook, la riserva indiana dei librai indipendenti, che con modi alternativi e molto slow prova a sfidare il colosso editoriale nonché spauracchio e mostro tritacarne dei librai stessi, Amazon. Cosa, e come lo fanno? Vi spiego, anzi, ve lo spiega Michela Gualtieri, ideatrice e fondatrice, insieme a Brian Suarez, di Tribook.

In cosa consiste fondamentalmente Tribook, Michela?
Tribook permette di geolocalizzare sul territorio urbano un libro a cui si è interessati. Tutto è nato dalla mia esigenza di lettrice forte che spesso si trovava davanti alla necessità di dover comprare un libro ma di non sapere dove trovarlo con sicurezza né di avere tempo di far eil giro delle librerie o di telefonare a tutte. E i lettori forti cosa fanno a questo punto? Si rivolgono ai grandi megastore online. Ma io non volevo per forza piegarmi ad Amazon, anzi! E intanto mi chiedevo come fosse possibile che non  esistesse ancora un sistema per geolocalizzare i libri visto che ormai si geolocalizza di tutto. E da questa domanda è nata l’idea di Tribook.

Che è quindi un sistema che permette di geolocalizzare un titolo nel catalogo delle librerie (che aderiscono) di una città.
Sì, esattamente. Al momento il nostro interlocutore principale è stato la LIM, la lega librerie indipendenti di Milano che ha fatto da nostro portavoce tra i librai della città,  ci ha messo in contatto con essi e ci ha molto aiutati, credendo davvero nel progetto. All’interno della Lim alcuni si sono dimostrati entusiasti altri no; da parte nostra c’è la difficolta di coinvolgere terzi in un progetto che al momento è soltanto nella tua testa e che devono cederti una parte del loro business. Così adesso ci saranno circa una decina di librerie che proveranno la nostra piattaforma e interfaccia mentre è già online il sito. Ci rivolgiamo a due target: da una parte ci sono le librerie indipendenti e dall’altra i lettori. Alle librerie offriamo anche un sistema di e-commerce e promozione online e offline, infatti tendiamo a realizzare una serie di azioni sul territorio con lo scopo di portare lettori in libreria. L’idea è quella di creare una community intorno alle librerie, sfruttando sia i meccanismi social e digital che si sviluppano online, che quelli più di aggregazione, facendo in modo che le librerie si ripopolino; è anche questa l’idea della tribù, formata da lettori e librai. Inoltre, con Tribook speriao e puntiamo ad allargare il bacino di vendite della libreria, portando quelli che per motivi di tempo non si servono più delle librerie cittadine.

Ci sarà un’app imagino, per gli utenti?
Al momento, per gli utenti ci sarà il sito web da cui gli utenti possono cercare e scegliere i libri e richiederlo o direttamente a casa (ed in quel momento c’è la consegna in bicicletta) oppure scegliere il negozio in cui ritirarlo. La app verrà, ora non l’abbiamo perché richiede un ulteriore sviluppo di tecnologia e risorse. Quello che vogliamo offrire è un’alternativa urbana allo store online, innanzitutto perché siamo più rapidi – ordini in mattinata, nel pomeriggio il libro arriva ; in secondo luogo perché puntiamo su valori diversi, di tipo emozionali, dati dalla creazione della tribù di lettori e librai del territorio, che della migliore gestione del territorio e delle sue risorse.

E se un libro non c’è?
Viene prenotato appositamente per il cliente. Ovviamente, bisogna dare il tempo al libraio di processare l’ordine e a Milanbike, la compagnia di cui ci avvaliamo per le consegne, di recapitare il libro.

Come sarà la fase beta?
Dal prossimo 20 novembre partiremo con sette librerie a Milano che proveranno il servizio; dopodichè punteremo ad arrivare in altre città. Il sistema però resterà sempre urbano, innanzitutto perché la consegna in bicicletta si fa in città e anche per un discorso di prossimità, perché vogliamo in qualche modo rivalutare e valorizzare il territorio urbano con le sue risorse economiche, preservando le attività commerciali già esistenti. In questo modo il lettore, anche se forse non ci servirà sempre dallo stesso libraio, quello vicino casa o sul percorso del lavoro, avrà comunque favorito un esercizio commericale cittadino, una libreria della sua stessa città E inoltre, c’è il discorso dell’ecosostenibilità del progetto, sia per l’utilizzo di mezzi che non inquinano, come la bicicletta, sia perché non è furbo prendere un libro che proviene da km e km più lontano, come fanno gli stores online, quando invece lo stesso libro si trova nella tua stessa zona urbana.

Come  hai avuto quest’idea? E come l’hai sviluppata?
Stavo concludendo il master in Editoria e contemporaneamente seguivo un corso per Startupper all’Università della Cattolica, e mi ponevo il problema, come ti ho già detto, della geolocalizzazione dei libri, che era un problema di cui sentivo l’urgenza di risoluzione. Alla fine del corso, il mio progetto, che era la bozza di Tribook, è stato premiato come uno dei più promettenti e questo, insieme al fatto che ho incontrato un sacco di persone entusiaste dell’idea, mi ha dato le forze per attivarmi come startupper. Così ho convoilto un mio amico, Brian Soarez, che nonostante sia giovanissimo ha già esperienze imprenditoriali alle spalle, e abbiamo messo in piedi Tribook.

Oltre al sito online, parteciperete ad alcuni eventi pubblici, vero?
Sì: già la settimana scorsa eravamo alla finale di Startup Lombardia, dove ci avevano selezionato soltanto sulla base della presentazione del nostro business plan; lì dovevamo presentare il progetto e fare una pitch  competition; non ci siamo qualificati ma è stato già un bel risultato aver portato una startup che si occupa di editoria in una gara per startup tra cui molte dirette al digitale e altri campi più innovativi. Del resto, lo sappiamo che questo campo non è una miniera d’oro..! Poi, la settimana prossima saremo a Book City Milano con Librinnovando, che già dall’anno scorso  seleziona una cinquina di startup innovative in ambito editoriale e ne premia soltanto una.

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