“Confessioni di un artista di merda” – Philip K. Dick

Io sono fatto d’acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti d’acqua. Tutti quanti. Il nostro problema è che non solo dobbiamo andarcene in giro senza essere assorbiti dal terreno ma, anche, che dobbiamo guadagnarci da vivere.

Inizia così Confessioni di un artista di merda (Confessions of a Crap Artist). Non sorprende e non dice nulla di nuov, ma il modo in cui lo dice, è evidentemente diverso. Chi parla è il suo protagonista Jack Isidore, un uomo (o ragazzo, la sua età non è definita né definibile) con dei lievi ritardi e molti problemi nelle relazioni interpersonali.

Fay, sua sorella, è la protagonista nascosta del romanzo: grazie alle sue azioni si sviluppa gran parte della trama. È una donna di trentadue anni, viziata, esigente e manipolatrice, che ha sposato un uomo ricco, Charley Hume, perché voleva una casa enorme e schiavi – metaforici – che adempissero ad ogni suo desiderio ed esigenza. La pigra vita degli Hume viene sconvolta da due traslochi imprevisti: quello di Jack in casa loro, su suggerimento di Charley, che si rende conto che il ragazzo non è in grado – e forse non è neanche giusto – di badare a sè stesso; quello degli Anteil, una giovane coppia diafana e bellissima. Dal momento in cui la dominatrice Fay poggia gli occhi su di loro, intuisce che deve assolutamente conoscerli: trova il modo di invitarli a casa, attratta dal loro modo di essere naïf, così diverso dal provincialismo circostante, e diventa loro amica. All’inizio Fay è attratta da entrambi, moglie e marito, ma ben presto capisce che il vero magnete della coppia è Nat, il giovane marito che sta ancora studiando storia, vuole laurearsi e diventare “qualcuno”.

Il resto della storia viene da sè e potremmo quasi dire che non è neanche così interessante. Ciò che resta interessante in Confessioni di un artista di merda è il modo in cui Dick descrive la realtà e le logiche sociali bigotte in cui gli alto perbenisti vivono, a qualunque zona geografica appartengano, mostrando la finzione delle loro vite perfette, la vacuità dei loro sogni, l’inutilità dei loro paradigmi patinati. Il romanzo colpisce per frasi e teorie concezioni fortemente misogine e «all’antica” come “un uomo non dovrebbe fare i piatti» e «le bambine non dovrebbero vedere che io ti comando; dovrebbe essere sempre il contrario, altrimenti non avranno rispetto degli uomini»: questi asserti sono quasi sempre pronunciati da Fay, la donna forte e dal potere pressoché incontrastato del romanzo, che, per contro, sembra essere sempre alla ricerca di qualcuno che la controlli e la metti a posto, anche in senso “fisico” – questo il motivo per cui non denuncia mai il marito tutte le volte che la picchia o maltratta, sia perché in fondo pensa di meritarselo, sia perché una parte di lei è contenta che un uomo le abbia dimostrato il suo valore, la sua forza, maggiore della sua.
Dick dipinge un personaggio antipatico – così tanto che l’editore Knopf all’epoca gli rimandò indietro il romanzo a causa sua – e ricco di contraddizioni, che si potrebbe facilmente obiettare che Fay (ma questo vale per tutti i personaggi, i cui caratteri sono tratteggiati e rispecchiano alcuni stereotipi) è finta e incoerente, e che non esistono persone così… no? Non esistono? Ne siamo sicuri? E quanta gente perfettamente coerente, consapevole e neanche un pochetto finta o contraddittoria conoscete voi? Ecco, Dick ci porta nelle viscere di quello che  tre volte su quattro un essere umano: un’accozzaglia di sentimenti, desideri, intenzioni, valori, motivazioni e insegnamenti che fanno alquanto a cazzotti l’uno con l’altro.

Questo romanzo fu scritto da Dick proprio per dimostrare le sue capacità autoriali al di là della fantascienza. Un romanzo di “protesta” possiamo dire, per staccarsi da ogni categorizzazione e uscire da vuote nomenclature. Inutile dire che, sebbene Confessioni di un artista di merda non sia sicuramente il suo miglior prodotto né rappresentativo del suo genio letterario, Philip K. Dick è riuscito nel suo intento.

Philip K.Dick, Confessioni di un artista di merda, Fanucci, €6.90

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