“Vipera” − Maurizio De Giovanni

Napoli. Napoli. Napoli. Napoli nel sole di primavera che illumina le strade. Napoli nell’atmosfera di trepidante attesa che precede la Pasqua. Napoli nell’aroma della pastiera che scalda l’aria. Napoli nelle grida dei bambini, nei sorrisi delle donne, nel disordine di via Toledo. E poi ancora Napoli, nel dolore di un morte improvvisa, nelle perversioni della mente umana, nelle violente passioni dei suoi abitanti. È questa città, contraddittoria e straordinaria, la vera protagonista del romanzo di De Giovanni, riflessa per noi nel gelido verde degli occhi del commissario Ricciardi. Lo ritroviamo alle prese con l’assassinio di una prostituta, soffocata con un cuscino nella sua camera da letto. È la celebre “Vipera”, nome con il quale tutti conoscono Maria Rosaria Cennamo, la bella ragazza del Vomero divenuta gran signora dell’amore a pagamento nel bordello principale della città, Il Paradiso. Molti sono gli uomini che l’hanno ammirata, desiderata, amata oppure semplicemente usata, ma qualcuno, forse proprio uno di loro, alla fine l’ha brutalmente ammazzata. Per sciogliere il rompicapo, Ricciardi, con l’aiuto del simpatico e fidato brigadiere Maione, dovrà indagare nella torbida vita della donna, fatta di dolore e di rivalsa, di miseria e di riscatto, di odio e di tanto, troppo amore, che ha finito per ammorbare e poi stroncare un’esistenza trascorsa in bilico tra l’Inferno e, appunto, il Paradiso. Attraverso questi elementi, ma soprattutto attraverso questi oscuri sentimenti, Ricciardi, imparando a districarsi tra le infinite sfaccettature del cuore umano, dovrà costruire la sua indagine e individuare il filo rosso capace di portarlo alla verità. Un percorso che lo condurrà a conoscere meglio anche se stesso e a riflettere su quella paura di essere travolto dalle emozioni che da tempo gli impedisce di vivere davvero. De Giovanni scrive un’opera in cui ogni tassello del puzzle è strettamente unito all’altro, per analogia o per contrasto: mentre Vipera abbandona una vita consumata troppo in fretta e Ricciardi scopre che consumare la vita è l’unica maniera per esistere, sullo sfondo della caotica Settimana Santa napoletana si intrecciano i fili delle complesse vicende individuali, in un groviglio di devozione e trasgressione, di luci e ombre che si succedono freneticamente, nell’avvincente chiaroscuro della narrazione. Come in uno splendido dipinto impressionista, la fragile linea di confine che divide i buoni dai cattivi sbiadisce in un tripudio di colori, profumi e sapori, nel mezzo del quale non è possibile distinguere la verità dalla menzogna. Le parole rimescolano i fatti, le lacrime sciolgono le maschere, le ragioni delle vittime si fondono con la lucida follia dei carnefici. Un universo profondamente umano e caotico su cui la città partenopea si erge orgogliosa delle speranze e delle sofferenze della sua gente, viva e palpitante come non mai, esplodendo ogni giorno, ogni pagina, in tutta l’allegra esuberanza del suo spirito ambiguo e molteplice.

Maurizio De Giovanni, Vipera, Einaudi, 304 pp., euro 18

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