“Come un romanzo” – Daniel Pennac

PennacQuesto libro parla di tutti noi: di quanti amano i libri e di quanti hanno con essi un rapporto conflittuale, come l’adolescente descritto da Pennac, disperato dinanzi a un romanzo fitto di descrizioni che non gli concede «l’elemosina di un dialogo» (personalmente, provai qualcosa di simile con l’undicesimo capitolo – venti pagine e zero dialoghi – de Il ritratto di Dorian Gray). Ma andiamo con ordine. Pennac apre Comme un roman partendo dall’entusiasmo che i racconti suscitano nei bambini e dall’avversione che essi stessi, solo pochi anni dopo, nutrono per i romanzi. Cos’è successo a questi adolescenti? Come si può passare così in fretta dall’amore all’odio per i libri? È forse colpa dei genitori, che impongono ai loro figli di leggere? O è colpa dei programmi scolastici? Forse dell’epoca dell’audiovisivo? Della musica e della tivù?

La risposta di Pennac è straordinaria nella sua semplicità: se vogliamo che i nostri figli riprendano a leggere con piacere dobbiamo piantarla di assillarli coi dogmi sulla lettura (vietato non apprezzare Joyce, Proust e Stendhal; inetto chi non sa commentare Madame Bovary ecc) e concedere loro, invece, gli stessi diritti che accordiamo a noi stessi, come il diritto di leggere – ma anche di non leggere, di rileggere e di spizzicare – quello che ci pare, dove ci pare e quando ci pare: «i libri non sono stati scritti perché i giovani li commentino, ma perché, se ne hanno voglia, li leggano». Le nostre figlie leggono romanzetti Harmony? Bene, lasciamole libere di scoprire da sole, in futuro, la semplicità di certi schemi narrativi; ma per ora che sognino in santa pace. I nostri figli saltano le pagine di Moby Dick? Non biasimiamoli, è normale e naturale che un ragazzo si annoi alle digressioni di Melville sui materiali e le tecniche di caccia, e che preferisca tuffarsi subito all’inseguimento di Achab e della sua balena bianca (per la cronaca, io feci lo stesso e posso capire l’autrice di questa recensione).

Come un romanzo è una miniera di riflessioni sulla lettura («la virtù paradossale della lettura è quella di astrarci dal mondo per trovargli un senso»), sul tempo che dedichiamo ai libri («Non ho mai avuto tempo di leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva […] La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere, ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore») e soprattutto sull’amore per la letteratura («Quando questi adolescenti saranno riconciliati coi libri, percorreranno volentieri il cammino che va dal romanzo al suo autore, dall’autore alla sua epoca e dalla storia letta ai suoi molteplici significati»). Concludo dicendo questo: in passato consideravo noiosissimo I promessi sposi; ma quando l’ho riletto, un anno fa, l’ho trovato semplicemente stupendo. E Pennac, giocando con la parola ligoter, che nello slang francese vuol dire sia “leggere” e sia “incatenare”, scrive:

«Nel linguaggio figurato un grosso libro è un mattone. Sciogliete quelle catene e il mattone diventerà una nuvola».

Andrea Corona

Daniel Pennac, Come un romanzo [1992], Feltrinelli, Milano 1993, 140 pp., € 6,50.

1 Discussion on ““Come un romanzo” – Daniel Pennac”
  • Pingback: Come un romanzo: un eccezionale inno alla lettura e alla non lettura | Appunti di Svago

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.