“La solitudine dei numeri primi” – Paolo Giordano

Indifferenza. È ciò che ho provato chiuso il Premio Strega 2008, La solitudine dei numeri primi. Ho letto la storia di Alice e quella di Mattia, letteralmente due romanzi diversi contenuti nello stesso libro, e sono rimasta indifferente alle loro solitudini. Okay, la partenza è col botto: quando sono entrata nella vita di una bambina costretta dal padre a frequentare controvoglia il corso di sci (finendo col rompersi un’anca e rimanendo zoppa) e in quella di un bambino obbligato a portarsi appresso il fardello della sorella ritardata, abbandonata nel parco nelle sue intenzioni solo poche ore ma scomparsa di fatto per sempre, mi son detta: se queste sono le premesse, ho tra le mani un romanzo che mi riserverà delle (belle) sorprese.

Invece no. Superata l’interessante parte iniziale, che generalmente è invece quella che scorre con più difficoltà e solo dopo la quale ci si abbandona al piacere della lettura, è cominciato il mio disinteresse per i nostri due numeri primi gemelli – se anche voi, non amando la matematica, non avete idea di cosa siano, cliccate qui. È pur vero che due ragazzini che si sentano responsabili della rovina delle proprie esistenze possano avere delle turbe mentali, ma sottoporre costantemente al lettore le immagini di lui che si tagliuzza le mani e quelle di lei che rifiuta il cibo con stratagemmi alquanto stravaganti non è divertente. E non lo è soprattutto perché Alice e Mattia cominciano a torturarsi a pagina 18 e continuano fino alla fine: intendo dire che non c’è alcuna crescita dei personaggi; al massimo si può registrare senza difficoltà una loro involuzione. Insomma, succede tutto e non succede niente.

Indifferenza e, aggiungo, perplessità. Riposto il libro sullo scaffale mi sono chiesta: ma in definitiva Alice e Mattia si amano pur non essendosi in realtà mai conosciuti davvero – e talvolta mai sopportati –  ed essendosi persi di vista giovanissimi, per poi ritrovarsi per un’oretta e dirsi nuovamente addio? E io cos’ho acquistato leggendo la storia di due squilibrati? Domande ancora senza risposta (Giordano, se stai leggendo e vuoi illuminarmi, fa’ pure!).

Angela Liuzzi

Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi, Mondadori, euro 13.

9 Discussions on
““La solitudine dei numeri primi” – Paolo Giordano”
  • Sono incredibili queste recensioni di Temperamente. È incredibile la mancanza di capacità di scrittura dei vari recensori (e di cultura, che è molto più grave), che io invito ad esercitarsi prima di prendere in mano la biro o di digitare sulla tastiera. La letteratura, non solo italiana, é piena di storie di “squilibrati”. Gli squilibrati dostoievskiani o beckettiani hanno girato il mondo e ci hanno insegnato cosa si nasconde dietro lo squilibrio, dietro la diversitá e quanto lo squilibrio faccia parte della vita delle cosiddette persone “normali”. Il libro di Giordano racconta due solitudini che si incontrano a tratti, a tratti si scontrano… Ma al di là del libro di Giordano, che non ha bisogno che io lo difenda, mi chiedo se a questi recensori di Temperamente, nella fattispecie ad Angela Liuzzi, nessuno ha detto che prima di scrivere bisogna leggere? E che magari, se vogliono fare i critici, devono anche leggere molto?

    • Appunto perché prima di scrivere (in questo caso commentare) si dovrebbe leggere, non riesco a capacitarmi di come sia lontanamente possibile paragonare lo sciapo Giordano a due potenze letterarie quali Dostoevskij e Brecht. Forse che Matteo abbia le idee confuse? Forse che si contenti di letture mediocri, commerciali? Domande retoriche, è palese.
      Quanto all’attacco personale nei confronti di Angela Liuzzi e di tutti i redattori e i collaboratori di Temperamente, direi che non serve aggiungere altro: incommentabile e triste. Per chi lo ha scritto, naturalmente.

  • Non mi dilungherò, Matteo: sta davvero paragonando i due “squilibrati” di Giordano a quelli di un Dostoevskij? Se sì, è meglio che non si pronunci in questa sede la parola cultura.
    Ad ogni modo, se crede di poter biasimare la mia scrittura, la mia cultura o le mie capacità critiche, faccia pure, ma è piuttosto deplorevole attaccare i miei colleghi solo perché non condivide un giudizio negativo sul “suo” Giordano.

  • Che “La solitudine dei numeri primi” sia un brutto libro lo dice anche Giulio Ferroni. Cito:
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    “La vittoria «a sorpresa», per così dire, de La solitudine dei numeri primi (Mondadori) di Paolo Giordano al Premio Strega del 2008 ha costituito una sorta di apoteosi di quel mito dello scrittore «giovane» […] qui la giovinezza si è presentata nella veste di una educata borghesia progressista, per giunta con pedigree scientifico e non senza la bella presenza del giovane dottorando in fisica, tutto condito e cucinato entro una famosa scuola di scrittura […]. Il titolo del libro, frutto dell’acume della redazione mondadoriana, ha peraltro messo in evidenza l’orizzonte «scientifico» del giovane autore, suscitando universale compiacimento per l’avvenuto intreccio tra letteratura e scienza, facendo balenare negli acquirenti l’idea di trovarsi finalmente di fronte a quel doveroso, sempre invocato ma da noi raramente realizzato connubio: caspita! un dato matematico come principio strutturale di un romanzo, scritto per giunta da un giovane ricercatore!
    In realtà, dopo i primi capitoli […] il romanzo procede con una scrittura neutra e plastica, senza nessuna accensione, sostando nelle banali occasioni, tra prevedibili cattiverie e accartocciati desideri, dei giovani della media borghesia torinese. La scienza non c’entra nulla, non diventa in nessun modo principio di organizzazione del racconto; quella dei numeri primi è solo una generica metafora per connotare la solitudine dei due protagonisti. Il mondo che ci scorre davanti è di quelli che si sono visti tante volte, anche al cinema: mondo chiuso in se stesso, nelle abitudini di quella borghesia «buona», impegnata a guardarsi addosso, a considerare i propri scontati malesseri […] senza nessuno sguardo al di fuori […] con frequenti ricadute nella più disarmante banalità.”
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    Giulio Ferroni, Scritture a perdere. La letteratura negli anni Zero (pp. 41-44)

  • I am very sorry that you haven’t liked the book. One fresh, rather sad but so real, story of two young people who have suffered so much in their lives – it has not even been their own fault. A story incredibly touching, most dear to younger ages, maybe not highly worth from the literature point of view. BUT it is the book the theatre group at my high school in Thessaloniki Greece has chosen to revise into a theatrical play and is going to present it in public in June 2013. You are all invited to this performance which will change your point of view about the book and the story. Even Paolo Giordano is very welcome. Paolo, we demand another book from you soon.

  • Dear Paolo Giordano, you are kindly invited to the premiere of the theatre play “La solitudine dei numeri primi” on the 17th of June in Thessaloniki, at 8 pm, at Vafopoulion Cultural Center of the City of Thessaloniki, Greece.

    Dear Temperamente, could you please proceed this invitation to Paolo Giordano? Thank you!!!

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