Category Lost in translations

A Natale siamo tutti più… bambini! Parte I

Pioggia. Temperature più rigide. Strade gremite. Luci a intermittenza sparse ovunque. È ufficiale: siamo quasi a Natale. Tra presepi e abeti, tra canzoncine natalizie e fili argentei che pendono dai soffitti di tutti i negozi, ci si prepara serenamente al 25 dicembre… sì. Certo. Quel regalo dell’ultimo minuto, che fino alla mattina della vigilia non sapevi di dover fare, favorisce senz’altro uno stato di relax mentale. E poi a Natale

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Tutti i thriller sono gialli?

Londra. È una fredda sera d’inverno, l’umidità ci ha trapanato le ossa e ora sosta lì, tra un’articolazione e l’altra, cercando di farci ammalare; ma ecco, svoltato l’angolo, una piccola e deliziosa libreria ci sorride ammiccante. Entriamo nel negozio assaporando l’atmosfera pacifica che si respira tra gli scaffali. Cosa cerchiamo? Mah, qualcosa di non impegnativo…un romanzo d’evasione, che però ci tenga incollati alle pagine…un giallo! Sì, ci vuole proprio un giallo. Allora ci

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“The cat is in the sack”: modi di dire inglesi e possibili traduzioni

Se mentre correte dietro al pullman che avete appena perso, un lampo squarcia il cielo e comincia a piovere a dirotto, e proprio in quel frangente vi rendete conto di aver dimenticato l’ombrello a casa, si tratta senza dubbio di una pessima giornata. Ma se vi capita di leggere di qualcuno che non trattiene il fiato perché sa benissimo che la situazione non si risolverà fuori dal blu, allora si

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Come estrarre un coniglio dal cilindro: gli strumenti della traduzione

Se c’è una cosa che i traduttori proprio non sopportano, be’, sono i prestigiatori. Li vedi lì, sul palco di un teatro gremito, con la coda del frac che svolazza dietro la schiena mentre sono impegnati a correre avanti e indietro, davanti alla platea, con un cilindro lucido nella mano tesa: è vuoto, signore e signori, guardare per credere. Poi si fermano al centro del palco, un sorriso smagliante sulla

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Lost in translations. Umorismo da traduzione: ridere fra le lingue nei libri.

È trascorso un mese dall’ultima puntata di questa rubrica, e la bestia nera del traduttore, quel famigerato humour tanto difficile da tradurre di cui abbiamo parlato la volta scorsa, ha proseguito nella sua strage di buone intenzioni; giochi di parole, battute mordaci, spiritosi riferimenti alla cultura della lingua di partenza (quella cioè da cui si traduce) sono stati trangugiati con molto gusto da questo spietato predatore, che al traduttore ha

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Lost in translations. Umorismo da traduzione: ridere fra le lingue

Luogo: il salotto di casa, più precisamente uno di quei bei divani comodi posizionati strategicamente davanti al televisore. Tempo: tardo pomeriggio o dopocena… insomma: un momento di relax. Cosa: una sit-com che in America sta spopolando fra adulti e bambini, uomini e donne; un successo internazionale, sicura garanzia di divertimento. Allungando una mano verso la ciotola con le patatine, lo spettatore si gode il programma con un sorriso d’approvazione sulla

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Lost in translations: la questione della traduzione a partire dal principio. Ovvero: il titolo

In un mondo in cui spirito di servizio e galanteria sono ormai un retaggio perduto di austeniana memoria, sopravvive nonostante tutto un cavalier servente, Highlander dei giorni nostri armato non di spada ma di dizionario: costui (o costei, non perdiamoci in sottigliezze di genere) è il traduttore. Dal latino tradūcere (letteralmente: “condurre al di là”), il traduttore staziona a cavallo fra due lingue, due mondi, due culture diverse, teso nello

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