C’è già il saggio di Roland Barthes, in coda al libro, a sottolineare l’utilizzo funambolico della lingua da parte di Queneau: il lettore non francofono di sicuro perde gran parte del gusto del testo, e riesce solo a intuire quanto infinitamente più brillante fosse quello originale. Tuttavia se in trasparenza si riesce solo a intravedere il sostrato lessicale, l’atteggiamento ironico dell’autore è ricavabile anche dalla riflessione sul ruolo dei personaggi: lettura a cui si è predisposti se di Queneau, oltre ai Fiori blu e agli Esercizi di stile, si è letto Icaro involato. I personaggi di Queneau sono irriverenti e ingestibili come la piccola, maleducata, Zazie, e sembrano sfuggire al controllo del creatore della storia; d’altra parte un dialogo fra Trouscaillon e Gabriel ci fa sorridere sulla riflessione di Queneau circa il riutilizzo delle trovate da parte degli artisti:
– [...] Gli artisti, che vuole, spesso è così. Quando hanno una trovata, la sfruttano fino all’osso. Certo siamo tutti un po’ così, ciascuno nel suo genere.
– Io no, – disse Trouscallion con semplicità. – Io, le mie trovate, le cambio sempre.
– Perché non ha ancora trovato quella buona. Ecco: lei sta ancora cercando. Ma quando avrà raggiunto un vero risultato, si fermerà [...].
È questo che rende piacevole la lettura di Queneau, le strizzate d’occhio al lettore sul proprio ruolo di scrittore, che rendono ancora più ironico il ritornello del pappagallo Laverdure: «Chiacchieri, chiacchieri, non sai far altro» (e scopriamo, in un solo punto del testo, che in realtà il pennuto è anche in grado di dire altro: «Non si capisce né l’hic di questo nunc, né il quid di questo quod», quindi sceglie di accusare chiunque – autore incluso, a questo punto – di chiacchierare a vuoto).
I modelli letterari sono stravolti e parodiati: in due punti è l’Amleto a essere bersagliato: «Chi altrimenti sopporterebbe i colpi della sorte e le umiliazioni di una bella carriera, gli imbrogli dei droghieri, le tariffe dei macellai [...]», e poi ancora «L’essere o il nulla, ecco il problema. Salire, scendere, andare, venire [...]». I personaggi si confondono, i luoghi sono incerti e Zazie dichiara, a un certo punto: «Siamo in troppi».
Più che la storia di una ragazzina giunta a Parigi in visita dallo zio e a cui uno sciopero impedisce di vedere la metropolitana, salvo viaggiarci nel sonno alla fine del viaggio, questo libro è, prima della stesura di Icaro involato e dei Fiori blu, ma dopo gli Esercizi di stile, una riflessione penetrante sul ruolo dello scrittore e del suo rapporto con i personaggi che, alla fine del libro, si disperdono nella galleria del metrò, ciascuno per la sua strada, in piena autonomia.
Carlotta Susca
R. Queneau, Zazie nel metrò, Einaudi, 188 pp., € 10,50.
















A partire da macchifastapuzza a sono invecchiata, tutto ciò che è nel mezzo è grandioso. Sono fan accanito di Queneau, ho letto quasi tutte le sue opere, però Zazie è indimenticabile (ed il primo letto della serie). Buona recensione dai giusti toni per invitare il potenziale lettore, al quale raccomando il romanzo. E la voglia di conoscere Q. e il suo mondo diverrà ben più d’una semplice curiosità. Grazie dell’attenzione.
l’ho trovato esilarante