“Lo straniero” – Albert Camus

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È il 1942 quando Albert Camus pubblica Lo straniero, il suo primo e sconvolgente romanzo; da allora in poi, la letteratura non sarà più la stessa.
Nato in Algeria da coloni francesi, laureato in filosofia e appassionato di calcio (fu un ottimo portiere), Camus è sconvolto da eventi traumatici, che segneranno la sua esistenza e la sua poetica: la morte precoce del padre, la tubercolosi, il fallimento del matrimonio con Simon Hie prima e con Francine Fauré poi. Nel 1940, la grande svolta: si trasferisce a Parigi dove lavora come segretario di redazione per
Paris-Soir, conosce Jean-Paul Sartre e scrive articoli per la rivista di sinistra Combat, durante la Resistenza. Verranno poi gli anni delle accese dispute filosofiche e dell’abbandono della dottrina marxista, gli anni in cui Camus pubblicherà la sua breve ma intensa opera letteraria, che lo porterà alla vittoria del Premio Nobel per la letteratura, nel 1957. E alla morte, prematura, misteriosa, nel 1960.
Facciamo un passo indietro: verso la fine degli anni ’30 Camus progetta di scrivere un libro,
La morte felice, che avrebbe dovuto sviluppare tematiche a lui care: la ricerca della felicità, il desiderio per l’irraggiungibile, il tutto caratterizzato da un’ambientazione mediterranea e da un insperato (e ispirato) ottimismo. Tuttavia, lo scrittore abbandona il romanzo (pubblicato postumo, nel 1971) e ne utilizza alcune sequenze per portare a termine un’opera più ambiziosa e complessa, dominata da atmosfere oscure ed inquietanti: stiamo parlando de Lo straniero, pubblicato nel 1942 insieme al saggio Il mito di Sisifo, che ne costituisce una sorta di appendice teorica e filosofica.
Lo straniero
è un capolavoro della letteratura del ‘900, un’opera di rottura divenuta, a sua volta, riferimento imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura. Il protagonista, Mersault, è un uomo che prova un’assoluta indifferenza nei confronti della vita; trascorre il tempo a bere e fumare, ad osservare il mondo dalla finestra: niente sembra interessarlo davvero. Un giorno, inspiegabilmente, Mersault uccide un arabo, senza una motivazione precisa; si consegnerà in silenzio alla giustizia, senza cercare scuse, menzogne o attenuanti.
Ciò che colpisce subito de
Lo straniero è lo stile adottato da Camus: scarno, minimale, sintetico, perfetto per dipingere l’atmosfera angosciante del romanzo; uno stile paradigmatico, o un non-stile, al punto che Roland Barthes vedrà in esso la più completa esemplificazione del “grado zero della scrittura”. Tuttavia, più della forma, è il contenuto dell’opera a sconvolgere ancora oggi: per lo scrittore franco-algerino, l’indifferenza e l’assurdo incombono sull’esistenza umana e in un mondo simile, governato dalle leggi del caso, anche il conforto di un dio sembra non trovare spazio. Resta la possibilità che l’umanità, come Mersault, possa giungere alla consapevolezza e alla verità; una verità negativa e dolorosa, senza la quale, però, come scrive lo stesso Camus, “nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile”.

Stefano Cautela

Albert Camus, Lo straniero, Bompiani, Milano, 2002, € 6,80

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