“La regola dell’equilibrio” – Gianrico Carofiglio

Ho letto La regola dell’equilibrio di Gianrico Carofiglio. Prima di parlare del libro bisogna però fare una digressione doverosa sull’autore: prima studente di giurisprudenza, poi pretore ed infine sostituto procuratore. È importante conoscere il suo background giudiziario perché già da questo si intuisce quanto Carofiglio conosca la materia e possa sguazzarci con competenza.
Per tutti coloro che studiano Diritto la sua bibliografia è una vera e propria introduzione dalla teoria alla pratica, con tutti i compromessi che non si leggono sui libri accademici. Nella mia libreria (e nel mio cuore) c’è e sempre ci sarà un posticino speciale per i romanzi di Carofiglio, accanto a quelli di John Grisham.

La regola dell’equilibrio è l’ultima avventura dell’avvocato Guerrieri. Ultima nel senso ultimo romanzo uscito naturalmente: sono sicuro che ci saranno altre peripezie di questa incredibile personalità.
Guido Guerrieri è un personaggio a mio avviso davvero straordinario. Avvocato di successo, con un nobile sistema di valori, rapporti sia con i colleghi che con i bassifondi della società, il suo confidente è un sacco da boxe appeso in soggiorno che, con la propria oscillazione, risponde alle sue domande. Come si fa a non amarlo?
Troviamo un Guerrieri stanco della sua routine giudiziaria che sta riflettendo sull’eventualità di lasciare la professione per dedicarsi ad altro.
Mentre attraversa questa fase di cambiamento però gli capita tra capo e collo un caso che riguarda un magistrato suo amico, noto per la sua imparzialità.
L’accusa è una tra le più infamanti per chi riveste questo ruolo istituzionale, quella di corruzione, che, per uno che giudica i comportamenti e commina sanzioni pesanti quanti anni di vita, getta un’ombra di sospetto sull’intera categoria.
La componente morale e l’accusa verso i malacostumi del nostro Paese sono preponderanti in queste pagine, in cui Carofiglio riesce a insinuare il dubbio e il fatto che le dicotomie bianco/nero e bene/male vanno bene finchè non si superano gli otto anni di età.
Ad aiutarlo in questo caso spinoso c’è il solito Carmelo Tancredi, ispettore di polizia, migliore amico di Guerrieri.  Il tocco ‘femminile’ è dato da Annapaola, una ragazza che si veste e si comporta da maschiaccio che si guadagna la pagnotta facendo l’investigatrice privata. Non segue sempre i sentieri legali, è abile nel combattimento corpo a corpo, si sposta a cavalcioni sulla sua Harley-Davidson e ha spesso una mazza da baseball a portata di mano. Non proprio una donna incasellata nello stereotipo dell’angelo del focolare, vero?
Grazie ai suoi metodi poco ortodossi lei e Guerrieri riescono ad entrare in possesso delle dichiarazioni del pentito che per primo ha accusato il magistrato dei suoi traffici poco trasparenti.
Inizia così un inseguimento degli indizi, come Pollicino farebbe con le briciole di pane per giungere fuori dal bosco.
Il lettore, insieme all’avvocato, segue lo svolgersi delle indagini gestendo le visite in studio di Pierluigi Larocca, il giudice indagato, che gli manda segnali contrastanti e il cui comportamento lo confonde sempre di più. Ai convegni in tribunale parla di giustizia e alti valori, ma poi trema di disperazione all’idea che il suo nome venga infangato e il suo lavoro decennale di giudizi e sentenze venga spazzato via da quest’accusa che è, a suo avviso, totalmente infondata.

È un libro che consiglio assolutamente di leggere, magari non per primo, andate prima a recuperarvi i primi libri che hanno per protagonista Guido Guerrieri, per farvi un’idea del personaggio ed entrare nel suo modo di pensare e nel suo sistema di valori. Quando lo avrete fatto, addentratevi in questa nuova avventura letteraria, che vi insegnerà come può cambiare la verità a seconda di chi la guarda e da come ve la racconta.

Gianrico Carofiglio, La regola dell’equilibrio, Einaudi, 2014

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