“Brian the Brain da adolescente” – Miguel Ángel Martín

Definito «uno dei migliori disegnatori europei» dal Time, Miguel Ángel Martín è uno degli scrittori e autori di fumetto spagnoli più conosciuti al mondo, insignito nel 1999 del Premio Yellow Kid come miglior autore straniero e inserito dalla rivista The Face nella lista dei migliori illustratori del secolo.

Il suo stile elegante e preciso contrasta con la durezza dei suoi temi provocatori e dotati di un corrosivo sense of humour che costringe il lettore a quel genere di riflessioni sulla vita, il diverso e la contemporaneità che solitamente si cerca di evitare.

Martín è violento, estremo, scomodo e pericoloso. Nel 1995 fu protagonista di uno dei più clamorosi e controversi casi di censura nel nostro Paese, quando il suo Psychopathia Sexualis, definito «il fumetto più violento e ripugnante mai disegnato», venne posto sotto sequestro dalla magistratura italiana.

Il primo volume di Brian the Brain, vincitore del Premio Attilio Micheluzzi al Napoli Comicon 2003, è attraversato da un umorismo nerissimo e crudele dove la catarsi passa per la via impervia del cuore, in cui il mondo immaginario è simile a quello reale, popolato da persone malvagie e sadiche contro le quali anche chi cerca di fare del bene fallisce miseramente. Ma nel mondo di Martín ci sono anche gli eroi come Brian, che continuano inesorabilmente ad andare avanti, anche dolorosamente, perché è l’unica cosa che si può fare.

Con Brian The Brain da adolescente, Nicola Pesce Editore consolida il sodalizio con il maestro spagnolo dopo averne pubblicato il Calendario apocalittico (2011) e Bug (2012).

Brian è ciò che molti definirebbero un freak, un ragazzino nato senza calotta cranica e con il cervello esposto, a causa di alcuni esperimenti cui si è sottoposta sua madre durante la gravidanza. Pur nella sua deformità, Brian è dotato di poteri telecinetici e in questo capitolo della sua storia si accompagna alla scimmia Monqi, cavia da laboratorio del BioLab, e dalla bella Sinan, una ragazza i cui arti, distrutti dall’esplosione di una bomba, sono stati sostituiti da delicate e costosissime protesi.

Le capacità paranormali di Brian, tuttavia, non hanno nulla a che vedere con i superpoteri cui i fumetti ci hanno abituati: a emergere sono piuttosto le sue facoltà umane. È dotato di innata gentilezza, è intelligentissimo e colto e si dimostra più maturo di molti adulti, approccianosi sempre con un prudente disincanto alla possibilità della normalità o all’idea dell’amore.

Lo stile di Martín, rispetto al primo capitolo della trilogia, è più sintetico e asciutto, quasi asettico, evidenziando non tanto la ferocia della storia raccontata quanto quella della realtà che viviamo. Il disegno è essenziale e netto, fatto di chine e bianchi, molti bianchi, quasi a voler mondare la tavola di ogni residuo emozionale, e di prospettive pulite dal sapore accademico.

Emblematica, in questo senso, la sequenza di inquadrature che fotografa la strage compiuta in una scuola da un ragazzo armato di pistola automatica, ma anche il fatto che l’autore disegni solo personaggi apparentemente giovani. In un tempo in cui la gioventù sembra diventata una positività valoriale, Brian the Brain si interroga sul concorso di colpa che ciascuno di noi ha nell’aver privato la società di più alte forme distintive fra gli individui, come la dignità, la solidarietà, l’indulgenza.

Pur nella sua crudezza, Brian the Brain da adolescente porta all’attenzione del lettore un prezioso promemoria: l’importanza salvifica e carica di speranza dell’etica umana.

Angela Pansini

Miguel Ángel Martín, Brian the Brain da adolescente, Nicola Pesce Editore, tavv. 176, 14,90 €

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