“Finché morte non ci riunirà” – Matteo Freddi

fmncr2Lo dico subito: questo romanzo mi ha entusiasmato da matti! E lo ribadisco: per quanto una simile esternazione possa suonare poco “scientifica”, è propriamente l’entusiasmo il sentimento che Finché morte non ci riunirà ha saputo regalarmi. E, del resto, non avrei mai potuto lasciarmi sfuggire un romanzo sui Cavalieri di Malta e la guerra di còrsa, dato che fra i saggi storici che più ho amato figurano La Sicilia e l’Ordine Di Malta di Antonio Giuffrida, Malta e Venezia fra corsari e schiavi di Salvatore Bono e I mari del Mezzogiorno d’Italia tra cristiani e musulmani di Mirella Mafrici. Saggi che certamente conoscerà anche l’autore Matteo Freddi, che ha saputo ricostruire magistralmente l’ambientazione cinquecentesca, salvo rielaborare gli eventi come in una appassionante fiction. Ma forse, più che di fiction e di narrazione per immagini filmiche, sarà più esatto affermare che leggendo Finché morte non ci riunirà si ha la sensazione di vedere dei quadri animarsi e prender vita. Così come dinanzi a un dipinto di Tiziano si possono avvertire come per incanto i profumi e i sapori, scorrendo le pagine di questo romanzo si possono “vedere” le imprese del corsaro Dragut e dell’ammiraglio Gianandrea Doria, dell’imperatore Solimano il Magnifico e del Gran Maestro maltese Jean de La Valette (da cui il nome dell’attuale capitale La Valletta).

Ma di rielaborazione storica, e non solo di ricostruzione, si diceva. Ebbene, accanto ai personaggi realmente esistiti, Matteo Freddi racconta, con grande sfoggio della sua vena creativa, le storie incorciate di tre soldati: Marco Rosso, Ettore Sinibaldi e Niccolò Lanza. Presentatoci nell’antefatto dell’opera al momento della sua nascita, Marco Rosso, «nato mentre le campane della Chiesa suonano a festa», rappresenta il coraggio e la fedeltà alla cristianità. Divenuto adulto, combatterà contro Dragut al fianco di Gianandrea Doria e dei Cavalieri di La Valette (rosso anch’egli, nel mantello e nei vessilli). Ettore simboleggia invece il cinismo e la disillusione dell’uomo inaridito dalle troppe guerre: «Sono solo un mercenario qualunque pronto a lavorare per chi gli offre di più. Non combatto seguendo ideali», dirà di sé.

E, infine, c’è Niccolò. Un uomo semplice, un mercante di Messina, che diventerà soldato per vendetta e soprattutto per amore: sua moglie Eleonora, infatti, è stata rapita dai turchi. Amico di Federico de Toledo (figlio del viceré di Spagna Don Garçia de Toledo), Niccolò Lanza rappresenta la passione e la forza della disperazione («Finché morte non ci riunirà» è, non a caso, il suo disperato monito), e la sua storia personale consente all’opera di colorarsi di pathos.

In conclusione, pubblicato nel 2012 con Leonida Editrice e recentemente riedito con Youcanprint, Finché morte non ci riunirà di Matteo Freddi è una piccola perla, un romanzo breve nel numero di pagine ma capace di evocare, unitamente agli scenari cinquecenteschi, anche suggestioni, valori e sentimenti universali. Amore, odio, vendetta, invidia, amicizia e nostalgia, che fanno di quest’opera una piccola Bibbia.

Andrea Corona

Matteo Freddi, Finché morte non ci riunirà, Youcanprint, 134 pp., 10 euro

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