Le ragazze – Emma Cline

Rimanere saldi in vetta alla Bestseller List del New York Times per molte settimane consecutive, vendere i diritti editoriali in 35 Paesi, con tanto di versione cinematografica già opzionata, non è cosa che capiti a tutti gli scrittori. Specialmente se hanno 27 anni e pubblicano il romanzo d’esordio. Ma è capitato a Emma Cline, un contratto già firmato per altri due libri, arrivata sugli scaffali con il probabile caso editoriale dell’anno: The Girls (Le Ragazze), uscito in Italia a settembre per Einaudi Stile Libero con la traduzione di Martina Testa.

La vicenda raccontata da Cline prende spunto da uno degli episodi di cronaca più sconvolgenti del Novecento americano, tra quelli che hanno contribuito maggiormente a rompere l’immagine incantata dell’utopia hippie nata e cresciuta negli Stati Uniti: nel1969 alcuni adepti della setta fondata dal musicista fallito Charles Manson, chiamata (sinistramente) “The Family”, fanno irruzione in una villa di Los Angeles e uccidono brutalmente quattro persone, tra cui la modella Sharon Tate, all’ottavo mese di gravidanza.

In realtà, a dispetto del senso di angoscia che aleggia su ogni riga del romanzo, l’omicidio è solo il ripugnante atto finale del racconto di un’estate, quella della quattordicenne Evie che, dopo l’incontro casuale con la giovane Suzanne, si trova risucchiata nel mondo opaco e inquietante del ranch di Russel (alter ego letterario di Manson), una comune di ragazze allucinate tra le quali Evie si illuderà di poter fuggire dalle frustrazioni dell’adolescenza. La stessa Evie, peraltro, che noi conosciamo adulta nei primi capitoli, in un’alternanza costante tra piani temporali separati ma tragicamente simili.

Eppure Le Ragazze non è un romanzo sugli anni Sessanta, anche se quelle atmosfere sono ben presenti in ogni piega della storia; non è un romanzo sull’adolescenza, anche se il punto di vista, ammaliato e traumatico, appartiene a una ragazzina deviata dal miraggio della trasgressione; non è nemmeno un romanzo sulle donne, che pure sono le vere protagoniste, mentre i maschi risultano figure sbiadite, poco più di un contorno parassitario.

Le Ragazze è, piuttosto, un romanzo sull’attenzione, o meglio sulla disperata, profonda ricerca di attenzione da parte di chi si sente relegato ai margini di una vita non vissuta. L’attenzione che Evie cerca, e crede di trovare, tra le ragazze perdute del ranch di Russel, l’attenzione elemosinata ogni giorno da quelle stesse ragazze cadute nell’orbita di un guru che le calpesta, in un mondo dove tutti sono vittime di un abbandono sconfitto, disposti a qualunque cosa pur di uscire dal vortice dell’insoddisfazione.

Così Emma Cline scava con intelligenza e, forse, troppa perfezione (l’accusa è del New York Times) in una piaga ancora bruciante nella coscienza dell’America, sulla quale tutti noi siamo chiamati a riflettere, perché esiste una linea d’ombra che si allunga ai confini della normalità, e basta un attimo, un attimo di “disattenzione”, per scivolare per sempre nell’abisso.

Emma Cline, Le Ragazze, Einaudi, pp. 334, euro 18

 

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