Vacanze nel Sahara con “Il tè nel deserto”, Paul Bowles

– Il Sahara de Il tè nel deserto

Il tè nel desertoNel 1949, Paul Bowles si trasferisce in Africa; nello stesso anno viene dato alle stampe Il tè nel deserto. Il romanzo raggiunge fin da subito un enorme successo all’interno dei salotti intellettuali e sarà una delle prime opere a dar vita al movimento della Beat Generation. Nonostante la grande eco mediatica, però, Il tè nel deserto incontrerà il grande pubblico e le generazioni post-beat solo grazie alla trasposizione cinematografica di Bertolucci, che riproduce quasi fedelmente le vicende narrate dallo stesso Bowles.
Port Moresby e sua moglie Kit sono forse i primi ad intraprendere un viaggio nell’Africa Settentrionale dopo la seconda guerra mondiale. I due americani, seguiti dall’amico Tunner, partono da New York e approdano a Tangeri con l’intenzione di avventurarsi nel deserto; non fissano una data per il ritorno e si dichiarano viaggiatori, non turisti. Con questo spirito i tre, seduti al caffè d’Eckmühl-Noiseux, guardano mappe e riflettono sul tempo come entità che sovrasta ogni attività dell’essere umano. Il loro modo d’essere, così occidentale, stride già dall’inizio con l’ambiente circostante; nonostante la loro voglia di esplorazione, non riescono ad adattarsi fino alla fine allo spirito del mondo arabo.
Per Port e Kit il viaggio è un pretesto per ritrovarsi come individui e come coppia: il percorso verso la reciproca comprensione risulta tortuoso e arido, come il deserto, appunto. Scoprono qui di essere alla ricerca di esperienze differenti, fatto che li porterà a tradirsi a vicenda.  D’altra parte, Tunner, quando decide di partire con i Moresby, sa già di voler rimanere meno dei suoi amici; dei tre è forse il più restio all’abituarsi alla diversità culturale che si impone violentemente dinnanzi ai loro occhi.
Nonostante l’incapacità di adattarsi fino alla fine, Port, Kit e Tunner si spostano da Tangeri verso Oran e proseguono a sud verso città sempre più distanti tra loro, città delle quali è difficile scorgere il profilo in lontananza, così avvolte da nuvole di polvere. Man mano che ci si allontana dalla coloniale Tangeri gli alberghi diventano meno accoglienti, le mosche assaltano la carne viva senza curarsi dei movimenti che cercano di allontanarle; anche il cielo è meno familiare nel deserto, tanto da apparire “strano, quasi solido” (il titolo originale del romanzo è infatti “The Sheltering Sky”, letteralmente “cielo protettivo”).
Ed è osservando questo cielo che Port introduce quello che è il fil rouge dell’intero racconto: non ci accorgiamo della nostra finitezza fin quando non pensiamo che ci rimangono forse solo altre venti lune da vedere, così come i ricordi di giornate fondamentali della nostra vita, nella nostra mente riaffiorano solo in un numero limitato di volte. Tra la vastità del cielo e della distesa di sabbia Port concretizza la finitezza della nostra esistenza; Bowles utilizza la metafora del cielo e del deserto per descrivere metaforicamente l’hic et nunc dell’uomo.
Il deserto è dunque il vero protagonista. Nonostante la sua sconfinata grandezza, quasi intangibile per via delle dimensioni, nel deserto “niente va veramente perduto, mai”; il Sahara è lo spazio senza il quale la narrazione non sarebbe potuta andare a fondo nella ricerca dei temi più reconditi. Seppur Bowles descriva bene luoghi e spostamenti dei tre attraverso le città, al lettore viene restituita un’immagine quasi amorfa dei pullman rumorosi e sconquassati e degli accampamenti dei nomadi; leggendo Il tè nel deserto la sensazione preponderante è quella di essere soli in mezzo al nulla. Tangeri, Oran, Messad, Bou Noura, sono solo nomi che appaiono in successione, posti che variano forma in base al variare delle percezioni dei protagonisti; per scrivere Il tè nel deserto, Bowles di certo attinge alla realtà che lo circonda (egli ha vissuto gran parte della sua vita a Tangeri), ma modella il paesaggio circostante adattandolo a quello di un’intera regione.
L’accento è volutamente posto sul moto a luogo, non sullo stato in luogo e, alla fine, non risulteranno tanto importanti le microdifferenze tra le varie città, ma le sensazioni che il paesaggio brullo delle regioni dell’Africa settentrionale suscita, ad avere la meglio in quello che si considera il capolavoro di Bowles.

– Da non perdere

Sahara

Di avventurieri, il Sahara, ne ha visti tanti e il fascino che sabbia e dune esercitano sul nostro inconscio collettivo è innegabile. Con una superficie che occupa più o meno l’equivalente del territorio degli Stati Uniti, esso si sviluppa sull’area di diversi Paesi: Marocco, Mauritania, Mali, Algeria, Libia, Niger, Tunisia, Chad, Egitto e Sudan.
La porzione desertica appartenente al Marocco è quella più accessibile. Qui, a sud dell’Alto Atlante (la catena montuosa marocchina più importante), le montagne iniziano a dar spazio alle sabbie desertiche: Erg Chigaga è la località più nota del grande deserto, con dune che raggiungono fino ai 300 metri di altezza. A dosso di un cammello o di una 4WD è possibile spostarsi più a est per raggiungere Merzouga e di qui Erg Chebbi, altra suggestiva porzione del Sahara. Entrambe le regioni sono a circa ad un giorno di viaggio da Marrakesh.
Dalla Tunisia, i principali punti d’accesso per il Sahara sono Tozeur e Douz. Da Tozeur è possibile raggiungere il lago salato di Chott el-Jerid, mentre Douz è la porta che conduce al Grand Erg Oriental.
Dall’Egitto è possibile avventurarsi all’interno di splendide oasi collegate tra loro da passaggi di sabbia, le più suggestive sono quelle di Al-Kharga, Dakhla, Farafra e Bahariya.

Lago salato di Chott el-Jerid

Grand Erg Oriental

– Tour letterario nel Sahara

∙ Sulle tracce della Beat Generation

Nella storia della letteratura americana del secondo dopoguerra non è difficile imbattersi in autori che abbiano soggiornato per periodi più o meno lunghi nell’Africa settentrionale. Primo tra tutti, Bowles, che eleggerà Tangeri come sua base fissa. Su consiglio di Gertrude Stein, Bowles fa visita a Tangeri e ne rimane affascinato, tanto da tornarci definitivamente con la moglie Jane Sidney Auer. Nel corso della sua produzione letteraria, Bowles risentirà tantissimo dell’influenza della città bianca; oltre a Il tè nel deserto, in cui le ambientazioni richiamano perfettamente il clima multiculturale della città bianca, anche in Lascia che accada, Le loro teste sono verdi e loro mani  sono azzurre e Punti nel tempo, la narrazione è strettamente correlata all’ambiente in cui vive lo stesso Bowles. Di certo egli fu uno dei primi intellettuali a sbarcare qui, ma nel corso degli anni non si è di certo fatto mancare la buona compagnia: da Allen Ginsberg a Kerouac, passando per Truman Capote, William Burroughs e anche Albert Camus, Tangeri è stata culla per la Beat Generation, “l’interzona” più vivace degli anni cinquanta, influenzando, con i suoi scenari, le opere di tutti gli autori che si relazionavano con questa eccentrica realtà. Dichiarata zona “internazionale” fino a quando il Marocco non acquista la sua indipendenza nel 1956, è stata patria di tutti gli artisti che nel mondo occidentale non riuscivano a trovare il proprio posto.

Jack Kerouac, Peter Orlovsky, e William Burroughs sulla spiaggia di Tangeri (1957), fotografati da Allen Ginsberg

Jack Kerouac, Peter Orlovsky, e William Burroughs sulla spiaggia di Tangeri (1957), fotografati da Allen Ginsberg

William Burroughs e Allen Ginsberg a Tangeri (1957)

William Burroughs e Allen Ginsberg a Tangeri (1957)

– Soggiorno e costi

Visitare il deserto può rivelarsi un’esperienza decisamente low cost, se ci si arma di pazienza e spirito di adattamento. Pernottare in resort turistici può risultare comodo e appagante, ma perché precludersi l’opportunità di dormire in veri e propri accampamenti nomadi?! Sia in Marocco che in Tunisia e in Egitto, è possibile rivolgersi ad agenzie specializzate in escursioni nel deserto, che offrono pacchetti all-inclusive, con tanto di escursione su cammello. Insieme ai nomadi potrete gustare il famoso “whisky berbero“, che altro non è se non tè alla menta.
Per gli spostamenti tra i diversi siti di interesse si può optare per un viaggio in treno o in bus, (proprio come i protagonisti de Il tè nel deserto); la lentezza di questi mezzi verrà ripagata dalla vista di panorami mozzafiato, oltre che dalla straordinaria economicità.
Ma del resto la “lentezza” è il prezzo da pagare se anche voi, come Port, Kit e Turner, volete meritarvi il titolo di viaggiatori e non di turisti.

Tangeri

– Da evitare

A causa dei conflitti che colpiscono alcune zone dell’Africa settentrionale e per via dell’instabilità politica delle stesse, la maggior parte dei territori sui quali si sviluppa il Sahara, sono stati dichiarati off-limits. I punti più sicuri da cui iniziare le escursioni rimangono Marocco, Tunisia ed Egitto. Resta quindi fuori la parte desertica algerina, forse la più suggestiva, così come il paesaggio scuro della porzione di deserto libico, caratterizzata per lo più da monoliti di basalto che emergono dalla sabbia.

Buon viaggio letterario dalla redazione di temperamente.it!

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