Claudio Morganti, intervista

Un rapido faccia a faccia con Claudio Morganti, che è stato a Milano per lo spettacolo “La vita ha un dente d’oro” di Rita Frongia,  al Teatro Pim Off. L’attore, che si definisce “un dinosauro”, mi ha brevemente illuminato con le sue risposte taglienti e ficcanti.

Il titolo di questo spettacolo viene da un’espressione idiomatica bulgara. C’è secondo te un modo di dire in italiano che in qualche modo ne ricalca il significato?
Non esiste una corrispondenza idiomatica italiana, non è certa l’origine del detto, i filologi non riescono ad accordarsi neanche sul senso. Possiamo dire che il dente d’oro è elemento che va a riparare un guasto ma comunque si tratta di un metallo nobile.

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Questo spettacolo rappresenta una sorta di riflessione sul ruolo dell’attore e sulla finzione. Siamo tutti delle maschere, degli attori, che cambiano di volta in volta il loro ruolo a seconda delle situazioni? Oppure è la realtà che ormai non è più vera e si confond e ci confonde  con le sue mistificazioni (penso alla realtà virtuali, i social network con le multiple identità, il cloud, ecc. ecc.)?
No, non siamo “tutti attori”. C’è chi è attore e chi no. Chi finge davanti a persone che sono al corrente della finzione è attore, ed è persona onesta perché il patto è chiaro. Chi invece finge davanti a persone che non ne sono al corrente è mentitore, bugiardo, ipocrita, a volte criminale e non ha niente a che fare con gli attori.

Cosa significa “archeologia teatrale”?
“Archeologia teatrale” significa “teatrico”. E cioè quell’insieme di elementi originari che caratterizzano in maniera specifica l’arte della scena e si differenzia da “teatrale” che ne indica invece la dimensione artigianale.

La sperimentazione vocale nella tua attività teatrale è abbastanza rilevante. Oltre ad offrire una parte ludica, ti ricolleghi anche a una tradizione precedente e avanguardistica. Quali, e in che modo apporti delle novità?
Qui non si tratta di metter vestiti nuovi ad un cadavere. Tanto poi il belletto si squaglia, ma a ben guardare, rivela la magnificenza di un teschio antidiluviano, basta saperla vedere. L’idea del “nuovo” è un’idea vecchia.
Cerco solo di non confondere la parola “linguaggio” con la parola “teatro” e cerco di quest’ultimo le possibilità dei suoi elementi originari. Drama e Ludus. Faccenda squisitamente umana.

L’idea del “nuovo” è un’idea vecchia.

Lunedì hai tenuto una lezione confronto con studenti e interessati prima dell’esibizione in teatro. Come sono le nuove generazioni attoriali (preoccupazioni, stimoli, tendenze…)?
Ho smesso di tenere laboratori. Mi era diventato abbastanza frustrante il dover constatare uno scollamento, una distanza siderale tra il pieno della cultura teatrale e il vuoto di certe aspettative.
Voler “fare teatro” (qualunque siano i tuoi riferimenti, dalle “ginnastiche” alle “scenette”), e non sapere chi fosse, per esempio, Mejerchol’d, può uccidere persino un dinosauro come me.

Qual è l’insegnamento basilare che dai a un attore in fieri?
Un attore deve imparare ad usare soltanto tre strumenti: corpo, voce ed intelletto. Colui che trascura l’intelletto (lo studio) sarà attore ignorante ed altro che la sua presunzione non sarà in grado di mostrare.

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Ti saluto con la più classica delle domande: quali sono i tuoi progetti futuri?
Non ho progetti futuri. Chi vivrà vedrà – non so se questo detto presenta analogie con “la vita ha un dente d’oro”!

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