“Il più grande artista del mondo dopo Hitler” – Manifatture Teatrali Milanesi

Uno spettacolo con un titolo così forte non può passare inosservato – e questo spiega, in parte, il successo che ha avuto lo spettacolo stesso.
Ma un libro dal titolo così inquieto, voi l’avreste letto? La domanda non è casuale: questo spettacolo parte dal romanzo di Massimiliano Parente, uscito per Mondadori già due anni fa.

Il più grande artista del mondo dopo Hitler io non l’ho letto (non ancora, direi) mentre invece Filippo Renda sì, e, forse per affinità forse per motivi estetici, forse chissà si può rintracciare una risposta a questa domanda nella breve intervista che ho fatto a lui e l’attore Beppe Salmetti (fondo articolo), ha deciso di portarlo in scena.

Lo spettacolo è decisamente DIVERTENTE. Lo scrivo in grande un po’ ricalcando l’urlato di una scena – l’invio concitato di sms tra Max Fontana, il più grande artista del mondo, e uno dei suoi flirt, la giornalista/presentatrice/bonazza Selvaggia Lucarelli – e un po’ perché questa caratteristica connota tutto lo spettacolo. Che è anche irriverente, anticonformista, originale, certo, un po’ (un po’ troppo?!) cabaret.
Vi spiego: sulla scena – in questo caso la bella soluzione teatrale de la Sala della Cavallerizza del Palazzo Litta a Milano, sede delle Manifatture Teatrali Milanesi, una vecchia stalla rimessa a nuovo con travi di legno a vista e mattoni rossi alle pareti – c’è il più grande artista al mondo dopo Hitler, Max Fontana/Filippo Renda, che spiega la sua vita fuori dagli schemi (sennò, che artista sarebbe?) e com’è iniziata tutta questa farsesca faccenda dell’arte contemporanea. Che chiaramente inizia con un gesto provocatorio, ma innato, ingenuo, spontaneo, che lo innalza subito a celeberrimo artista “contro”. Max Fontana capisce qual è la via del successo e si lancia in una serie di opere sempre più provocatorie e scandalose, roba che la gente del Family Day non reggerebbe neanche uno sguardo e che il dito medio di Cattelan sembra neanche più uno scherzo di cattivo gusto.

Scenografia spettacolo

Scenografia spettacolo

La vita di Max Fontana segue il diktat dannunziano “fai della tua vita un capolavoro”, cercando di spostare l’asticella sempre più su, sempre oltre lo shock e il disgusto che certe sue opere scatenano. Ma anche Max è un uomo: e così si innamora, si prende le sue belle cotte con le donne, fa cretinate sui social network, ha un matrimonio e una figlia – che è una scimmia – , e potremmo dire che la sua vita sarebbe proseguita in modo “normale”, se non fosse stato per un piccolo grande e(o)rrore…

Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza. Arthur Rimbaud

In scena, fuori e attorno ad essa, Filippo Renda, Beppe Salmetti e Tano Mongelli (l’artista-chitarrista-cantante, sdraiato con occhiali da sole sulla poltrona della coscienza), giocano: con le battute, facendo un po’ di confusione, improvvisando, ridendo e scherzando, rendendo evidente il legame che li unisce anche al di fuori della vita professionale.
Questo clima, che ho trovato molto divertente, rende lo spettacolo leggero e colma le lacune che indubbiamente ha, trasformando anche le gaffes in momenti godibili dello spettatore. Si perde un po’ di vista il fulcro della storia, forse, ma in fondo, a chi importa? Il più grande artista del mondo dopo Hitler è un libro, se volete sapere come vanno le cose per filo e per segno, leggetevi quello; in questa sua riduzione teatrale bisogna semplicemente accettare che humour belongs to art ed essere pronti a ripetete con Max quando ve lo chiede: “Heil Hitler”. Altrimenti statene fuori.

Non andate a teatro per avere delle risposte, per cercare di rintracciare tutte le citazioni che ci sono, per dare un senso alle cose, e per favore, non andate a vedere lo spettacolo se siete nazisti, per carità! Non solo perché ormai siete schifosamente demodé, ma perché Hitler è soltanto uno specchietto per le allodole. E non ci vuole certo un genio per capirlo.

Intervista a Filippo Renda e Beppe Salmetti
Azzurra Scattarella: Perché avete scelto di trasporre proprio quel romanzo?
Filippo Renda: Perché si. Perché ci piace.
Beppe Salmetti: Perché no??

AS: Condividete alcune affermazioni dello scrittore e/o dell’artista Max Fontana?
FR: In un’opera non conta nulla il pensiero dell’artista. D’altronde non lo sappiamo neanche noi quello che pensiamo, almeno questa presunzione non c’è l’abbiamo.
BS: Non voglio avere una posizione o un punto di vista, voglio dire una cosa e l’esatto suo opposto, voglio provocarmi prima che provocare, voglio vedere fin dove si può arrivare. Uh! Ho fatto una rima!

AS: Quanto il romanzo di Parente è stato importante nell’imbastire lo spettacolo?
FR: È stato importante perché c’ha dato le parole da dire. Per il resto noi siamo contro le guide: con le guide non si rischia mai di cadere.
BS: Alcune scene mi avevano già particolarmente colpito per i toni caustici. Però credo che come ogni autore vada tradito. Aspetto che lo veda Massimiliano…

AS:La vena comico-cabarettista come si è sviluppata? E’ venuta strada facendo, è la vostra caratteristica…?
FR: No, è una novità assoluta.
BS: Un avvento.

AS: La fine dello spettacolo resta abbastanza aperta. è uguale a quella del libro (perdonatemi, non l’ho letto)?
FR: No, è la fine della prima parte del romanzo. La seconda parte è on the road.
BS: Sono d’accordo.

AS: Ma avreste immaginato una conclusione diversa o più definita?
FR: Sì, avremmo potuto, ma non ci piacciono le definizioni. La fine delle cose non definisce mai un bel niente, ce ne andiamo lasciando tutto in sospeso.
BS : Non ho mai risposto ad una domanda nella mia vita. Non lo farò di certo durante uno spettacolo. Il teatro che prova a dare risposte è per gli arroganti. Altro che noi due.

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