Perché il Teatro i dice STOP alla stagione

Il Teatro i di Milano, giovane ma combattiva realtà teatrale indipendente della città, ha deciso di sospendere prima del previsto la sua attività teatrale. Un comunicato stampa ne annunciava la decisione e le ragioni ma per capire meglio la faccenda ho deciso di chiedere a Federica Fracassi, direttrice artistica di Teatro i insieme a Renzo Martinelli e Francesca Garolla.

Teatro I interrompe la stagione prematuramente. Quali sono le motivazioni che hanno spinto la direzione a prendere questa decisione?
Un problema di coordinamento tra i tempi del fare che porterebbero una struttura come la nostra a una crescita naturale e costante e quelli della burocrazia che continuamente ostacolano questo fare. La nostra attività culturale ha dimostrato innovazione, energia, progettualità e prospettive, ma la struttura in cui operiamo è inadeguata a questa progettualità e ai suoi tempi di sviluppo. Così rischiamo di implodere. Non è possibile essere percepiti come una delle strutture più innovative di Milano riguardo alla proposta teatrale, che ha ospitato anche gruppi europei di chiara fama, e poi è costretta a lavorare senza uffici, senza camerini, con la strumentazione che si ammalora in magazzini fatiscenti, con un contratto ancora da stipulare. La stanchezza ha prevalso.

Nel prendere questa decisione avete sentito un vuoto da parte delle istituzioni?
Come abbiamo scritto il nostro non è un problema di risorse, che pure sono esigue come purtroppo di norma per le attività culturali nel nostro paese. È piuttosto un problema di politiche culturali che ci paiono spesso miopi e disattente verso progettualità a lungo termine: dopo un primo entusiasmo le strutture vengono abbandonate a loro stesse. Quindi si, a un certo punto, e soprattutto in relazione alla questione della nostra sede, ci siamo sentiti soli. Abbiamo sentito che il tempo passava e che le conquiste fatte, anche insieme al Comune di Milano, venivano rimesse in discussione di continuo e disattese, che non si trovava mai il giusto equilibrio tra volontà politica e strumenti tecnici per risolvere i problemi. E questo a prescindere dal nostro impegno e dalla stima per il nostro operato e al di là dell’impegno e della disponibilità degli Assessori con cui abbiamo dialogato. Abbiamo preso la decisione di sospendere la stagione in autonomia, pensando di fare la scelta più adeguata, che ci permettesse di tracciare il nostro percorso presente e futuro con maggiore lucidità e di risvegliare un confronto diretto con le istituzioni. Ci auguriamo un esito che ci avvicini al nostro obiettivo e ci pare che il dialogo si sia già ravvivato in questi giorni.

In tutto il tempo che il teatro è stato aperto, ha avuto modo di diventare parte culturale della città oppure ne è rimasto staccato? Crede che da questo dipenda la soluzione finale cui siete arrivati?
Teatro i alla sua apertura nel 2004 ha colmato un vuoto progettuale e di proposte legato al teatro contemporaneo. Ha fatto da apripista per l’arrivo in città di gruppi ed esperienze che nessun altro teatro programmava in quegli anni. Oggi la geografia è mutata e c’è molte più scelta. Ma è un fatto che Teatro i sia stato parte attiva e di stimolo per la realtà culturale milanese e nazionale negli ultimi dieci anni. Non sta a noi dirlo e lodarci. Le presenze artistiche che hanno animato le nostre stagioni parlano da sé e anche la solidarietà di pubblico, colleghi e operatori culturali ricevuta in questi giorni in risposta alle nostre difficoltà.

Federica Fracassi

Prima dell’interruzione, non avete pensato ad altre strategie, come ad esempio un crowdfunding o altro?
È assolutamente possibile e percorribile la via del sostegno privato, anche diffuso come il crowfunding. In passato non a caso l’abbiamo percorsa proprio in relazione al nostro spazio, che è stato aperto al pubblico grazie a un investimento dei soci di Teatro i che hanno finanziato in prima persona lavori di ristrutturazione urgente. Ma … Il nostro teatro fa parte del sistema delle convenzioni del Comune di Milano, opera in un immobile del Comune di Milano, lo stesso Settore Cultura del Comune di Milano ha desiderio di riqualificare l’area in cui lavoriamo e ci ha chiesto progetto. Offriamo un servizio pubblico, rispondiamo a criteri di valutazione pubblica, agiamo in uno spazio pubblico e dunque perché il Comune non dovrebbe farsi carico per quel che gli compete della nostra attività e tentare il più possibile di agevolarla e di farla fiorire? E non solo della nostra ovviamente. Il tema che noi lanciamo va oltre il nostro caso, riguarda la geografia degli spazi culturali, il sistema di convenzionamento, il rapporto tra pubblico/privato. Milano è la casa dei teatri e non mi pare che alcun teatro abbia un atteggiamento assistenzialista. C’è volontà di fare, fatti, idee, proposte al pubblico. Non credo però che si possa abdicare alla funzione pubblica della cultura anche in termini di risorse a meno di farla diventare una questione di possibilità personali.

Nel comunicato stampa diffuso, si richiede un aiuto dall’esterno e lanciate la sfida “ora tocca a voi”. A chi vi state rivolgendo?
Ci stiamo rivolgendo alle istituzioni ovviamente in prima battuta, ma anche ai nostri colleghi in un noi/voi che ci faccia rintracciare i nodi di un ragionamento collettivo, mantenendo molto chiare al contempo le nostre peculiarità, ciò che possiamo fare per risolvere il nostro problema. È un “voi” provocatorio, come a dire che NOI non possiamo produrci in ulteriori fantasmagorie, che non ci sono più conigli da tirare fuori dal cilindro. Il tempo del pionierismo è finito. Serve quello di un impegno concreto da parte di tutti per un futuro che tutti ci coinvolge.

Quale scenario resta a voi del Teatro i, adesso? Se le cose non cambieranno in positivo cosa succederà allo spazio?
Stiamo dialogando con le Istituzioni per vedere come sbloccare la situazione e se ciò sia possibile in un modo che ci soddisfi. Parallelamente continuiamo a lavorare alle nostre produzioni: Magda e lo spavento di Massimo Sgorbani sarà tra poco in scena al Teatro India a Roma, il 4 maggio presenteremo un’ulteriore tappa del progetto Fabulamundi della rumena Nicoleta Esinencu e stiamo preparando uno studio da Erodiàs di Giovanni Testori che presto diventerà spettacolo. Lo studio verrà presentato al festival Stanze a Milano a fine maggio. Francesca Garolla contemporaneamente è in residenza per due mesi a la Chartreuse ad Avignone. Oltre a questo fitto calendario, lavoriamo alla futura programmazione e alla squadra interna che la renderà possibile. Ci portiamo avanti sperando in una risoluzione positiva. Se nulla cambierà dovremo chiederci se chiudere questo capitolo per sempre.

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