Vacanze a Londra – Parte I

Avete prenotato una vacanza a Londra per quest’estate e non vedete l’ora di trovarvi faccia a faccia con il Big Ben? Il vostro biglietto aereo per il Regno Unito è già pronto sul comodino e la possibilità di beccare William e Kate si fa più vicina? Lost in translations vi augura di riuscire a intercettare la coppia reale, ma a parte auguri e congratulazioni vuole fornirvi un aiuto un po’ più concreto: ecco quindi la prima di una piccola serie di puntate estive, tutte dedicate alle potenziali difficoltà linguistiche di un italiano in vacanza a Londra e dintorni. Naturalmente, questi piccoli suggerimenti sono ben lungi dall’essere una guida esaustiva, ma potranno esservi utili per dimostrare che voi British lo siete nel sangue
Are you ready? Let’s begin!

IL TURISTA E I MEZZI DI TRASPORTO.

Ebbene sì: finalmente siete arrivati a casa di Sua Maestà e la vostra vacanza può cominciare.

L’aereo vi ha appena scaricati su territorio britannico, l’aria è frizzantina al punto giusto e tutto quello che vi resta da fare è avventurarvi, trolley e valigie alla mano, fra le strade di Londra. Ecco quindi qualche piccola dritta sul mondo dei trasporti, quel tanto che basta per riuscire a spostarvi da un posto all’altro con un certo aplomb.

Metropolitana – La metropolitana è uno dei mezzi di trasporto fondamentali in una metropoli come Londra, che possiede ben undici linee e centinaia di fermate; insomma, un posticino a dir poco labirintico. La metropolitana di Londra si chiama London Underground, è rappresentata da un logo celebre in tutto il mondo e dai suoi utenti è spesso ribattezzata The Tube; nel linguaggio comune, infatti, “prendere la metropolitana” si traduce con to ride the tube. Il “tubo” a cui si riferiscono gli inglesi è stato ispirato dalla forma, per l’appunto tubolare, dei suoi tunnel sotterranei; per cui, se volete dimostrare di essere padroni della situazione, mettete da parte il provinciale underground e optate per Tube.

Tariffa – Per quanto riguarda il prezzo del biglietto, invece, questo viene detto fare (pronuncia approssimativa: “feer”); se desiderate un biglietto andata e ritorno, dovrete chiedere un return fare: tranquilli, anche se l’“andata” non è compresa nel nome, vi faranno partire comunque.

Banchina – Se poi foste indecisi sulla banchina su cui aspettare la Tube, non chiedete di nessuna bank, men che mai di una little bank, perché il vostro interlocutore, perplesso, vi spedirebbe davanti a una banca di piccole dimensioni. La banchina di una rete metropolitana o più generalmente ferroviaria si chiama platform; attenti a non confondervi con la banchina in un porto, però. In ambito marittimo, infatti, bank vuol dire “sponda” e ha decisamente un significato più ampio rispetto alla banchina, che in inglese è wharf. In ogni caso, lasciate perdere la little bank.

Ora di punta – Per finire, qualcuno potrebbe sentirsi in dovere di indicarvi una strada invece di un’altra per evitare la rush hour. Se rush vuol dire “fretta” e hour significa “ora”, i due termini formano una locuzione il cui significato è “ora di punta”; una parte della giornata in cui, effettivamente, tutti hanno molta fretta di giungere a destinazione, con ovvie conseguenze a livello di traffico.

IL TURISTA E IL CIBO.

Tra un giretto sul Tamigi e una visita alla Torre di Londra, il vostro stomaco comincerà a reclamare pietà. Fermarvi per donargli un po’ di sollievo, allora, è d’obbligo… dopotutto, siete in vacanza.

Tè e cappuccino – Cominciamo con il classico dei classici, praticamente un dovere morale del turista in visita a Londra: una tazza di tè, ovvero una cup of tea. Se, invece, in barba al posto in cui vi trovate, da bravi italiani non sapete rinunciare al caffè, potete chiedere tranquillamente una cup of coffee; a questo proposito, si potrebbe aprire una vera e propria diatriba sulla qualità del caffè oltre i nostri confini, ma poiché Lost in translations si propone di perdersi solo ed esclusivamente fra le lingue, sorvoleremo sull’argomento.
Se invece voleste ordinare un bicchiere di latte, occhio a non lasciarvi ingannare da quello che potrebbe essere scritto sul menu: la voce latte, infatti, sta per caffellatte, una versione tutta angloamericana del nostro cappuccino.

Prenotazione – Se avete prenotato in anticipo il vostro posticino in un ristorante, pub o locale, dovrete chiedere del vostro booking, o al limite della vostra reservation (quest’ultimo è il termine più diffuso nell’inglese americano).

Bagno – Potrebbe capitarvi di voler andare al bagno, di non riuscire a trovarlo e di dover chiedere indicazioni. Non chiedete del bath, traduzione letterale di “bagno”, perché il bath si fa in una vasca da bagno, o magari al mare (soprattutto nell’inglese americano); la stanza da bagno è il bathroom, ma per un luogo pubblico sarebbe più elegante chiedere della toilet. Attenzione a pronunciare il termine esattamente come si scrive, e non alla francese toilette: gli angloamericani, infatti, hanno la tendenza a inglesizzare i forestierismi, ovvero i termini provenienti da altre lingue, spesso non solo foneticamente, ma anche graficamente. Basti pensare al latinissimo virus, che in inglese viene pronunciato “vairus”… molti puristi della lingua non approvano, ma tant’è.

Tra cetrioli e salame – Fornire una lista di tutti i cibi che potreste trovarvi nel piatto in un locale sarebbe impossibile, per cui ci si limiterà a mettervi in guardia contro due temutissimi nemici: il cucumber e il pepperoni.

Nonostante l’apparenza possa ingannare e anche parecchio, il cucumber non ha nulla a che vedere con estati afose: nessun cocomero, esso è un cetriolo, né più né meno. Quindi rifletteteci prima di ordinarlo dopo il contorno; per il resto, de gustibus.

Per quanto riguarda invece il pepperoni, anche questa parola nasconde delle insidie per gli italiani: il pepperoni (e non “i” pepperoni) è infatti un insaccato; pertanto, la celeberrima pizza con pepperoni non presenterà la benché minima traccia di peperoni, ma solo una quantità spesso industriale di carne di maiale. In realtà si tratta di una varietà di pizza molto diffusa negli Stati Uniti, ma non si sa mai: italiano avvisato, mezzo salvato.

Mancia – Infine, che abbiate trascorso una buona serata oppure no, e a meno che non abbiate trovato la temibile mosca nella minestra, al termine del pasto sarà buona educazione lasciare una mancia al cameriere: sul tavolo dunque appoggerete la tip, piccola parola che, a seconda della generosità di chi la lascia, potrebbe diventare piuttosto grande.

Questa breve rassegna fra trasporti e cibo termina qui: naturalmente, come si è già detto, non si tratta di un resoconto esaustivo, ma si spera vi abbia fornito qualche spunto per cavarvela con più sicurezza in vacanza in quel di Londra.

Vi do quindi appuntamento per la prossima puntata: tra valute differenti, unità di misura diverse e un modo tutto inglese di indicare data e ora, ne avremo di cose in cui perderci!

Have a good day!

 

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