“Cassandra” – Christa Wolf

«Sono io, Cassandra. E questa è la mia città sotto le ceneri. E questi i miei nastri e la verga di profeta. E questa è la mia testa piena di dubbi». Con siffatte parole, cariche di pathos e tragicità, ha inizio la lirica “Monologo per Cassandra”, composta dalla poetessa polacca Wislawa Szymborska.

Figlia di Priamo, re di Troia, ed Ecuba, Cassandra è conosciuta come la depositaria per eccellenza del dono della profezia, che riceve da Apollo a condizione che accondiscenda ai suoi desideri. Tuttavia, Cassandra non tiene fede alla promessa e respinge l’amore del dio, che la punisce rendendo vano il dono, in modo che nessuno creda più alle sue parole. Questo il sostrato mitico sul quale Christa Wolf fonda il suo racconto, scandito da un ritmo al contempo rotto e incalzante, impastato di passato e presente. Il passato: “Premesse a Cassandra”, un romanzo in cui la scrittrice tedesca ripercorre i luoghi della Grecia, dalle colonne antiche agli edifici di recente costruzione, alla ricerca di tracce che la ricongiungano all’eroina mitica. Il presente: Cassandra è l’unica superstite dello splendore di Troia, ormai distrutta. Sono le parole dell’eroina, infatti, a guidarci nel nostro percorso a ritroso nel tempo, fra le rovine della città, gli eroi greci, l’infanzia felice, l’incrollabile affetto paterno e l’amore, da quello meramente fisico con Pantoo, sacerdote di Apollo, a quello profondo per Enea.

Nel fluire inarrestabile di pensieri, confessioni, rivelazioni e drammi, sullo sfondo di Micene, dove Cassandra è giunta schiava di Agamennone, viene rievocato il tramonto di Troia; un tramonto che, attraverso la corrente dei ricordi, tinge di rosso anche la Germania, terra natìa della scrittrice. Ecco che, dunque, alla voce della profetessa, ai suoi gesti, alla sua vista, si sovrappongono la voce, i gesti, la vista di Christa Wolf: le mura di Troia, in fiamme, cedono il posto al muro di Berlino, in anni di tumulti politici, sociali, individuali.

Quale, a questo punto, il senso della ‘nostra’ Cassandra? Quale il punto d’arrivo di un racconto di vita che, a stento, trova un equilibrio nel suo compimento? Quanto ci appare spesso il velo del mito che nasconde la verità, dura da raccontare e raccontarsi?
«Il dolore ci ricorderà di noi. Grazie ad esso, dopo, se ci rincontreremo, e qualora un Dopo esista, potremo riconoscerci. La luce si spense. Si spegne», come si spegne il ricordo del passato, mitico e reale, di Cassandra, incarnazione degli occhi di un’autrice, quale la Wolf, che tutto ha visto e, forse, tutto ha taciuto e subito.

A voi, cari lettori, affido lo sforzo di rievocare, attraverso le parole del mito, un frammento di storia che ci appartiene. E come sospesa è l’esistenza di Cassandra, sospeso è questo finale, nella speranza che ciascuno veda in queste pagine quel che è sepolto più a fondo: «Ora posso vedere quello che non c’è, con quanta fatica l’ho imparato».

Alba Quarato

Christa Wolf, Cassandra, Edizioni e/o, 1983, € 8.50

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